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Tempa Rossa: la Total e i contatti con i ministri

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L’arresto di Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra Federica Guidi: a questo puntano i pubblici ministeri Laura Triassi e Francesco Biasentini e presenteranno ricorso contro la decisione del giudice per le indagini preliminari che non li ha concessi.  I magistrati ipotizzano un ruolo di primo piano per l’ex presidente dei giovani di Confindustria di Augusta, che spendeva il nome della sua partner, e le sue informazioni, per l’ingresso in pompa magna nel salotto degli affari legati all’oro nero della Basilicata, il giacimento più grande d’Europa e destinato ad implementarsi grazie allo sblocco delle autorizzazioni.

Tempa Rossa: la Total e i contatti con i ministri

I giudici vogliono anche sentire, come testimone, proprio l’ex ministra che ieri in una lettera al Corriere ha voluto assicurare di non aver in alcun modo favorito il compagno: d’altro canto se i magistrati avessero pensato a questo la avrebbero indagata. Piuttosto nell’inchiesta si cerca di capire perché l’emendamento sia stato inserito, ritirato e poi di nuovo reinserito nel testo e quali tipi di ragionamenti, al di là della politica, abbiano guidato un percorso sospetto: per questo vogliono ascoltare anche Maria Elena Boschi che ieri ha ribadito che il suo ruolo la obbligava a visionare ed approvare l’emendamento e oggi , in pieno stile Renzi, se l’è presa con i Poteri Forti. Fra gli indagati è finito anche l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Al capo di Stato Maggiore della Marina viene contestato il reato di abuso d’ufficio in appalti da 5 miliardi per l’ammodernamento della flotta. Lui, che dice di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia, è finito tra i nomi di un atto di avviso di proroga indagini. Scrive il Corriere: «La sua posizione potrebbe però finire al vaglio della magistratura siciliana. Lì, nel porto siciliano di Augusta, città di provenienza di Gemelli, utilizzato da diverse multinazionali, dall’Eni alla Esso, si sarebbero focalizzati interessi di una presunta «lobby» del petrolio. La Squadra mobile di Potenza ha acquisito alcuni documenti ad Augusta ma per adesso alla Procura di Siracusa non è stato ancora trasmesso alcun atto. Gemelli, scrive il gip di Potenza, si mostra «particolarmente attento agli emendamenti che interessano comunque il settore energetico». Il giudice parla anche di «mire» in Sicilia e in Sardegna, che emergerebbero da diverse conversazioni. Intanto procede, parallelamente, l’inchiesta dei carabinieri del Noe sul sistema «illecito» di smaltimento di rifiuti delle attività estrattive in Val d’Agri. Secondo gli investigatori, per risparmiare sullo smaltimento una cifra che oscilla tra i 44 e i 110 milioni di euro l’anno, sarebbero stati spacciati per rifiuti semplici degli scarti «speciali e pericolosi».

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L’inchiesta Tempa Rossa (Corriere della Sera, 3 aprile 2016)

Intanto Fiorenza Sarzanini, sempre sul Corriere, racconta dei contatti tra i dirigenti della Total e i ministri, emersi dalle intercettazioni telefoniche tra Gemelli e Cobianchi:

Il 10 dicembre 2014 Gemelli contatta i dirigenti Total perché ha saputo che c’è un rallentamento dei lavori per «Tempa Rossa». Scrivono gli investigatori: «L’ingegner Cobianchi attribuiva molte delle responsabilità alle imminenti elezioni regionali in Puglia e quindi all’indisponibilità della politica locale di schierarsi in favore della costruzione dei serbatoi di stoccaggio a Taranto». Poi viene riportata la parte di colloquio che conferma i contatti avuti con esponenti dell’esecutivo.
Cobianchi: «Purtroppo dagli incontri romani, diciamo sono emerse alcune conferme positive per quanto riguarda la volontà del governo, dei ministeri di andare avanti… mi riferisco alla questione Taranto».
Gemelli: «Se lei ha bisogno di una mano lo sa, a disposizione, per quello che… posso…».
Cobianchi: «So che il ministro in prima persona si è adoperato nelle settimane scorse con la regione Puglia per cercare di promuovere questo incontro, che sarebbe stato importante… Purtroppo da quello che so la regione Puglia non ha dato una disponibilità a questa roba, per motivi politici sostanzialmente, da quello che ho capito, quindi adesso si cercherà di far passare nella legge di Stabilità un po’ quello che è necessario far passare… ovviamente c’è tutta una serie di iniziative che con… che si sta cercando di portare avanti anche sul piano, mi lasci dire, giuridico nei confronti delle delibere che sono state prese al comune di Taranto, eccetera… però la situazione è un po’ ingarbugliata… ecco, in questo momento… però ecco ci tengo a precisare che noi non sospendiamo niente, cioè i lavori in corso vanno avanti».

Importante segnalare che proprio dalle intercettazioni si scopre che la ministra Guidi sapeva dell’inchiesta da più di un anno, anche se, a quanto pare, non ha avvertito il governo:

Il ministro si allarma e invita il compagno a saperne di più. Annotano gli investigatori: «Il 22 gennaio 2015 Gemelli e Guidi fanno espliciti riferimenti al probabile coinvolgimento del Gemelli in una questione non meglio specificata e alla possibilità di conseguenze politiche indirette anche per lo stesso ministro (verosimile siano le indagini concernenti il presente procedimento)». Gemelli: «Ma quelle messe nella fattispecie non è né leggerezza… è una cosa naturale… solo che si è complicata tutta, posso dirti? io ti ripeto… sono in una situazione di difficoltà mia, e tua nel sens… cioè, facendo delle cose che ho sempre fatto, cioè lavorare… no, io a oggi, risultati ottenuti… non ho fatto né più né meno quello che ho fatto in tutta la mia vita (…) solo che uno di questi risultati può creare un gran casino, tutto là»: Guidi: «Non debbono esserci danni per entrambi».

I reati e i soldi

Uno dei reati su cui si indaga è il traffico di influenze: è stato introdotto solo nel 2012 per punire il mediatore nella realizzazione di un rapporto di corruzione. Ovvero chi sfruttando «relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale». La pena prevista dal codice penale (nell’articolo 346bis) è la reclusione da uno a tre anni. Ma i giudici pensano di poter procedere anche per disastro ambientale: punisce l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema, o irreversibile oppure la cui eliminazione «risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali». Riguarda anche «l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo». Repubblica riepiloga oggi le royalties che la Basilicata ha percepito, a discapito della Puglia, sulla vicenda:

Ma c’è un altro punto che alimenta lo scontro. Si chiama denaro. Il calcolo è presto fatto: sono in gioco 168.008.428 euro, 168 milioni di euro di royalties che nel 2015 sono finite tutte o alla Regione Basilicata (142 milioni e 800 mila) o ai comuni lucani dove sorgono i pozzi (25 milioni e 200 mila). Con l’emendamento dello scandalo il governo ha privato la Regione Puglia di ogni voce in capitolo. La Regione ha impugnato il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale e a maggio si dovrebbe avere la sentenza. Nel frattempo la questione di chi abbia titolo a decidere è finita in uno dei quesiti referendari contro le trivelle. Il quesito è stato annullato perché il governo è intervenuto riformando in parte il famoso emendamento.
“Ma questo – dicono al ministero dell’Economia – non compromette l’efficacia della norma nella vicenda di Tempa Rossa. “Siamo contrari al progetto di Tempa Rossa perché non vogliamo esporre la baia di Taranto al rischio di un incidente rilevante”, dice il governatore pugliese Michele Emiliano. Che aggiunge: “Siccome è stato costruito un impianto sulla terra ferma in un’altra Regione ci hanno detto che, non sapendo dove portar via il petrolio, hanno deciso di passare da casa nostra. Così non va. Queste cose si decidono insieme”. Perché accanto alla battaglia ambientale c’è una questione economica: come mai le royalties finiscono tutte in Basilicata mentre i rischi per l’ambiente li corrono anche i cittadini di Taranto

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Tempa Rossa: i siti oggetto di indagine (Repubblica, 3 aprile 2016)

Francesco Grignetti sulla Stampa riepiloga invece la rete di lobby che girava intorno a Gianluca Gemelli, partito da una piccola azienda di giardinaggio e autonoleggio per ascendere ai vertici di Confindustria-Giovani, di cui è stato vicepresidente:

Galeotta fu anzi quell’esperienza in Viale dell’Astronomia che lo vedeva al fianco della presidente Federica Guidi. Oggi hanno un figlio in comune. Fondamentale per la sua carriera fu il passaggio per l’azienda dell’ex suocero, il geometra Ricciardi, socio di Ivan Lo Bello in un’azienda che ha realizzato impianti nel polo petrolchimico di Priolo. Gemelli diventa presto presidente dei giovani industriali della provincia di Siracusa e con la sponsorizzazione di Lo Bello, che è dapprima presidente di Confindustria Sicilia, poi vicepresidente nazionale, infine presidente delle Camere di Commercio, sbarca a Roma.
È lo stesso giro dove troviamo altri due indagati, molto addentro ai retroscena della politica e dell’economia italiana. Uno è il palermitano Nicola Colicchi, imprenditore e ciellino, indagato nel lontano 2001 dalla procura di Milano assieme a Massimo De Carolis, presidente della Compagnia delle Opere di Roma e Lazio dal 2003 al 2009, poi nell’esecutivo nazionale, presidente di un Osservatorio per il settore no-profit alla Camera di Commercio di Roma. L’altro è Valter Pastena, una lunga carriera di dirigente statale alla Ragioneria generale dello Stato, in pensione da un anno, collezionista di poltrone in quanto revisore dei conti di innumerevoli società: dal collegio dei sindaci della Camera di Commercio di Roma alla Federazione Gioco calcio. In quest’ultima veste si mette in luce perché dà il suo benestare all’acquisto di ventimila copie del libro del presidente Carlo Tavecchio.
Quando Gemelli deve muoversi nei meandri delle leggine, è a Colicchi che si rivolge. Si fa spiegare, ad esempio, gli effetti di un certo emendamento. E Colicchi spegne i suoi entusiasmi: «No, non ce ne frega niente, quella era l’emendamento già presentato da Abrignani (Ignazio Abrignani, Forza Italia ndr), che evidentemente l’ha ripresentato, ma è una marchetta, evidentemente per qualche impianto che a lui interessa…». Altro spessore rivestiva il famoso emendamento del governo, quello che la Guidi gli comunicava in tempo reale e che lui notificava alla Total, che ha trasformato i siti petroliferi, le pipe-line, i centri di stoccaggio in «infrastrutture di interesse strategico nazionale». Federica Guidi lo difende ancora oggi: «Rivendico l’importanza di quella norma per il Paese». Maria Elena Boschi, pure. E che servisse solo a by-passare la contrarietà degli enti locali e delle popolazioni, come a Taranto, pazienza.

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