Economia

Tari, come ottenere il rimborso

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La Stampa oggi torna sulla vicenda del rimborso della tariffa rifiuti per le quote in eccedenza, spiegando che grandi città come Milano hanno fatto pagare anche il 70-80% in più di quanto dovuto:

Per un’abitazione di 100 metri quadrati e tre pertinenze, in cui risiedono quattro persone, la cifra in eccesso arriva anche a 400 euro l’anno che spalmati su più anni, fanno un bel gruzzolo. Recuperare queste somme si può. Occorre armarsi di pazienza e verificare i pagamenti già effettuati. I Comuni però hanno già alzato le barricate e, anche in vista dei rimborsi che dovranno effettuare, preparano possibili aumenti di questa tassa per l’anno prossimo.

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TARI sbagliata: la tariffa rifiuti (Il Sole 24 Ore, 11 novembre 2017)

La Tari è infatti composta da una tariffa fissa e una tariffa variabile: quella fissa riguarda i metri quadri dell’abitazione, quella variabile è parametrata ai componenti del nucleo familiare. Ogni persona paga in media 40-50 euro per la TARI: l’errore è stato fatto sulla quota variabile relativa alle pertinenze:

Questa quota, che conteggia il numero di persone che vivono nell’abitazione, è stata applicata a ogni pertinenza dell’abitazione. Invece deve essere contata una sola volta per tutto l’immobile. Facendo l’esempio dell’abitazione da 100 metri quadri con 4 persone e 3 pertinenze: la parte variabile (parametrata su 4 persone) doveva essere considerata una volta sola. Invece è stata calcolata una prima volta per la quota del garage, una seconda per la cantina e una terza nel box auto. Vuol dire 400 euro di troppo ogni anno.

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Per questo occorre verificare il bollettino cercando le voci PF e PV: se la parte variabile è troppo elevata, è probabile che ci sia un errore. Non tutti i Comuni però indicano nel dettaglio le varie parti della tariffa. In questo caso, va chiesto il dettaglio all’amministrazione. In alternativa si possono verificare i regolamenti comunali, anche per un incrocio dei controlli. Per riavere quello che si è pagato in eccesso occorre, prima di tutto, inviare al Comune (o al gestore del servizio) una raccomandata di andata e ritorno (o una Pec – mail di posta elettronica certificata) intimando il rimborso entro e non oltre i 30 giorni. Chi non fa domanda di ricalcolo e di rimborso non otterrà nulla. Se la risposta del Comune è negativa si ha tempo 60 giorni per agire in Commissione tributaria.