Economia

Dai tabaccai ai mercati: i codici Ateco di cosa rimane aperto nell’Italia che chiude tutto

dpcm 22 marzo 2020

Il Corriere della Sera oggi riepiloga cosa rimane aperto dopo il DPCM 22 marzo 2020 che impone una serrata a industrie e fabbriche per l’emergenza Coronavirus SARS-CoV-2 e COVID-19. Per effetto del DPCM le imprese avranno tempo fino al 25 marzo per fermare le attività. Escluse,  dunque su tutto il territorio nazionale, una serie di attività contenute in un elenco di 97 voci allegato al provvedimento. Le imprese avranno tre giorni, ovvero fino al 25 marzo, per la sospensione, “compresa la spedizione della merce in giacenza”, si legge nel testo.

Sono aperti gli alimentari, le farmacie e le parafarmacie, i supermercati (pure quelli nei centri commerciali) e i mercati rionali che vendono frutta, verdura e altri alimenti. In funzione anche: tabaccai, compresi quelli che vendono sigarette elettroniche, edicole, meccanici, negozi di computer, erboristerie. E ancora: chi vende prodotti per l’igiene personale, prodotti e alimenti per animali da compagnia.

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dpcm 22 marzo 2020 I codici ateco delle attività che rimangono aperte

Chiusi invece negozi di abbigliamento e gioiellerie. Serrande giù anche per bar e ristoranti, che potranno effettuare consegne a domicilio. Stessa modalità di lavoro per rosticcerie, friggitorie, pizzerie al taglio, gelaterie e pasticcerie. Chiusi i bar «nelle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali». Aperti i punti di ristoro di aeroporti e ospedali. Non potranno lavorare le concessionarie di auto e moto, i fioristi, le scuole guida. Rimangono chiusi: palestre,piscine e centri benessere, musei, librerie. Nessuna attività anche per parrucchieri, centri di estetica, barbieri. Aperti i benzinai, le lavanderie, i negozi di computer, ferramenta.

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dpcm 22 marzo 2020 I codici ateco delle attività che rimangono aperte

Infine, spiega ancora il Corriere della Sera, ci sono gli ordini professionali che secondo la linea lombarda dovrebbero svolgere il lavoro da casa, praticare lo smart working se non per funzioni indifferibili che richiedono la presenza, mentre il decreto governativo sembra lasciare maglie molto più ampie.

Ecco allora le telefonate a ripetizione di notai, avvocati, commercialisti che chiedono come comportarsi. Vale più l’ordinanza lombarda o bisogna attenersi al decreto? Secondo il governatore lombardo Fontana vale più l’ordinanza regionale e quella va seguita. Così per gli alberghi. La Regione è per la chiusura a meno che non siano strutture per l’emergenza. Al contrario, il decreto governativo lascerebbe aperte una serie di eccezioni che vanificherebbero l’ordinanza regionale. Idem per i cantieri. Chiusi per la Regione, ma assenti nel decreto. Filosofie opposte: «Nel Dpcm è tutto aperto tranne poche eccezioni. Per noi vale il contrario. Tutto chiuso tranne poche eccezioni. Vale il nostro».

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dpcm 22 marzo 2020 I codici ateco delle attività che rimangono aperte

Scorrendo la lista compare una serie di servizi, a partire dai call center, che potranno continueranno ad operare rispettando ovviamente le regole sulle distanze e i protocolli siglati la scorsa settimana sull’uso di guanti e mascherine per ridurre il più possibile il rischio contagio (regola che vale per tutte le attività aperte). Nell’ambito delle aziende restano attive tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale, compresa la fabbricazione forniture mediche e dentistiche. Inclusa anche la filiera del legno e, la fabbricazione delle bare. Netta, invece, la riduzione delle attività della Pubblica amministrazione: restano di fatto aperte gli esercizi legati a sanità, difesa e istruzione, rigorosamente a distanza. In ‘vita’ anche i servizi dell’Inps, e l’assistenza sociale residenziale e non residenziale. Sul fronte agroalimentare restano attive l’industria delle bevande, le industrie del cibo, la zootecnia. Anche l’industria tessile potrà continuare a operare escluso, però, l’abbigliamento. Le produzioni gomma, materie plastiche e prodotti chimici non saranno interrotte, così come le raffinerie petrolifere non saranno fermate. “Salve” anche le attività legate all’idraulica, all’installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori, oltre alle diverse forniture, dall’energia elettrica all’acqua al gas. Restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti (comprese le riparazioni di auto e moto). Questi ultimi, infatti, saranno assicurati anche da lunedì. Il Dpcm lascia libero il trasporto terrestre, marittimo e aereo, oltre al trasporto merci. Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, oltre alle attività bancarie, postali, assicurative e finanziarie. Non sono intaccati nemmeno i servizi di vigilanza privata oltre alle attività di pulizia e disinfezione.

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