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Che strano! Un tribunale ha dato torto ad Alfano!

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Tutto questo can can sul referendum e su pericolosi latitanti come Angelino Alfano arrestati potrebbe lasciarci sfuggire una notiziola di una certa importanza anche se ormai datata, che serve ad avere l’esatta dimensione di chi ci sta oggi governando.  Il Consiglio di Stato ha infatti poco fa ritenuto “illegittimi, per incompetenza, i decreti dei Prefetti che nel 2014 hanno annullato gli atti con cui i Sindaci di Milano e di Udine avevano trascritto nei registri dello stato civile tredici matrimoni contratti all’estero da persone dello stesso sesso“. Lo ha stabilito la Terza sezione con due sentenze (n. 5047 e 5048), pubblicate questa mattina. Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondati i ricorsi proposti dagli interessati e dal Comune di Milano, spiega una nota.

Che strano! Un tribunale ha dato torto ad Angelino Alfano!

La genesi di questa storia risale a un paio d’anni fa e più. All’epoca infatti proprio Angelino Alfano annunciò di voler ordinare tramite circolare del ministero dell’Interno la cancellazione di tutte le trascrizioni delle unioni tra persone dello stesso sesso contratte all’estero che alcuni comuni, come Milano, Roma e Udine, stavano iniziando a fare con il registro delle trascrizioni comunale. I prefetti, sosteneva Alfano in un’intervista a RTL, dovranno rivolgersi ai sindaci dei loro territori «chiedendo il ritiro formale e la cancellazione delle trascrizioni. In caso di inerzia – concludeva, bontà sua – si procederà all’annullamento d’ufficio». Prima dell’approvazione della Legge Cirinnà, infatti, i sindaci avevano scelto questa strada per cominciare il lungo percorso del riconoscimento di un diritto civile ai cittadini del paese. Un percorso aperto da sentenze dei tribunali come quello di Grosseto, che aveva sancito l’obbligo del comune alla trascrizione delle nozze omosessuali facendo riferimento a due fonti di diritto: una sentenza della Consulta e una della Cassazione. Nonostante queste fonti fossero di portata superiore a una circolare del ministero dell’Interno, Alfano scatenò questa battaglia insensata per ragioni di oscurantismo e convenienza politica ed elettorale, come dimostra la successiva inversione a U con l’approvazione della legge Cirinnà. Il Consiglio di Stato non ha sollevato questo argomento, ma tuttavia ha rilevato che “solo il Consiglio dei Ministri, e non anche il Prefetto, può esaminare la legittimità degli atti emessi dai Sindaci quali ufficiali di stato civile e disporne l’annullamento, se essi risultano illegittimi”. La Terza Sezione, “per ragioni di carattere processuale, non si è invece occupata della questione sostanziale” se i “Sindaci possano o meno disporre la trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni contratti all’estero da persone dello stesso sesso”.

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Unioni civili, cosa cambia (Corriere della Sera, 11 maggio 2016)

Le altre decisioni

La decisione di oggi arriva dopo una lunga battaglia. Nel marzo 2015  il Tar del Lazio accolse il ricorso di alcune coppie contro l’annullamento disposto dal Prefetto della trascrizione della loro unione contratta all’estero nel registro delle Unioni Civili del Comune di Roma perché l’annullamento delle trascrizioni di nozze gay celebrate all’estero poteva arrivare solo dal tribunale civile. Il Consiglio di Stato capovolse nell’ottobre 2015 quella sentenza mentre curiosamente si scoprì che Carlo Deodato, il relatore della sentenza del Consiglio di Stato, su Twitter fosse solito ritwittare i contenuti dei giornali che parlavano delle Sentinelle in Piedi, gruppo ultracattolico già passato agli onori della cronaca. Tutto questo è nel frattempo diventato secondario visto che nel frattempo è stata approvata la Legge Cirinnà, pur mutilata di un contenuto fondamentale come la Stepchild Adoption, e proprio con l’accordo con il partitino di Alfano. Ma la vicenda serve a ricordare piuttosto che tipo di mentalità abbia chi oggi siede sulla poltrona del ministero dell’Interno. Comodamente, nonostante finisca spesso smentito dai giudici per le sue decisioni “tecniche” che hanno un orribile retrogusto politico.