In base a dieci parametri, in Lazio, Sardegna e Toscana ci sono le maggiori opportunità di inclusione. L'indagine della Fondazione Moressa

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Il Sole 24 Ore pubblica oggi i risultati di una ricerca della Fondazione Leone Moressa che indaga sulla povertà e gli stranieri e su quali regioni sono più accoglienti e nelle quali è meno difficile emergere dallo stato di indigenza. Sul totale di famiglie in povertà assoluta la componente straniera (517mila) incide per un terzo, mentre arriva al quaranta per cento se si aggiungono le famiglie miste. Anche per l’indice di povertà relativa i nuclei con componenti non italiani sono 701mila, il 26% dei 2,7 milioni rilevati dall’Istat. Oltre la metà degli stranieri in povertà relativa vivono nelle regioni del Nord. La differenza tra contribuenti italiani e stranieri si attesta intorno ai 7mila euro pro capite. La soglia di povertà assoluta, secondo la definizione dell’Istat, rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media per persona nel Paese (che si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti). Nel 2015 questa spesa è risultata pari a 1.050,95 euro mensili.

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Le regioni più inclusive per gli stranieri (Il Sole 24 Ore, 22 agosto 2016)

Poi ci sono i limiti e le opportunità a livello territoriale: «Abbiamo considerato dieci parametri– spiegano da Fondazione Moressa – distribuendoli su sue versanti: l’intensità lavorativa, ossia il contributo alla ricchezza locale, e la mobilità sociale, ossia la possibilità di migliorare le proprie condizioni socio-economiche nel luogo di residenza». Il primo versante contiene sette indicatori, quali l’occupazione, l’attività e le entrate dei lavoratori stranieri; la seconda misura la vocazione all’imprenditorialità, la formazione umanistica, le risorse inviate in patria, tre indicatori che “illustrano” la collocazione dello straniero in seno alla collettività in cui risiede.

«Integrando queste due componenti – continuano da Fondazione Moressa – abbiamo ottenuto un indice di benessere socio-economico, che esprime in quali regioni vi sono maggiori premesse per l’inclusione sociale. Attribuendo il valore “100” alla Regione con le migliori opportunità e “zero” a quella che ne offre meno, troviamo in cima alla classifica il Lazio, seguito da Sardegna, Toscana, Liguria e Lombardia. In fondo ci sono invece Calabria, Molise e Marche». Come si spiegano queste posizioni? Se si guarda la tabella pubblicata a fianco, si vedrà, per il Lazio, che ha ad esempio il più alto tasso di occupazione degli stranieri (63,5% contro una media del 59%) e il minore di sostegno al reddito, la più elevata quota di iscritti al liceo e il secondo valore massimo nelle rimesse. Gli ultimi posti di Calabria e Molise si spiegano invece con una serie di indicatori tra i più bassi soprattutto nella prima area, quella economica.

Sorprende un po’ il dato della Lombardia, solo quinta. Eppure la Regione ha un rapporto tra presenze straniere e popolazione (quasi il 12%) che la colloca dietro solo all’Emilia Romagna) e – ci raccontano le ultime cronache – accoglie consistenti flussi di migranti in fuga dai loro Paesi. La tabella tratta dalla ricerca ci presenta anche delle buone performance tra i sette indicatori del versante riferito al lavoro e all’imprenditoria. «In effetti – commentano da Fondazione Moressa – nella Regione si registra una forte intensità lavorativa: il considerevole numero di stranieri residenti (oltre un milione, quasi un quarto del totale nazionale) sembra avere buone chance di trovare un impiego, considerati gli interessanti indici occupazionali e la bassa presenza di famiglie senza reddito. Tuttavia non si riscontra una mobilità sociale almeno pari a quella delle prime regioni in classifica: lo testimoniano i tre indicatori considerati dalla ricerca, tutti inferiori alla media, ossia il tassi di iscritti al liceo (meno di un terzo), la presenza di imprenditori in rapporto agli stranieri residente (12%) e i trasferimenti finanziari pro capite (intorno ai mille euro)».

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