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Stefan Catoi e l’omicidio di Imen Chatbouri

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C’è un buco nella ricostruzione delle ultime ore di vita di Imen Chatbouri. Il fermo di Stefan Iulian Catoi è un punto nell’inchiesta in attesa della convalida del Gip, ma gli agenti della squadra mobile hanno ricostruito l’intera giornata precedente all’omicidio, fino all’una e mezza di notte. Da allora alle 3, però, c’è un buco temporale nel quale è successo qualcosa.

Stefan Catoi e l’omicidio di Imen Chatbouri

L’ipotesi è che Imen abbia rifiutato le avance del ragazzo, conosciuto poche ore prima, e che lui si sia vendicato. Quel che è certo sono le immagini delle telecamere: dalle 3 in poi entrambi sono stati immortalati nel tragitto da via Arenula a Ponte Sisto. Lei davanti e lui nascosto dietro. La serata però era cominciata alle 5 del pomeriggio, quando in un bar in zona Battistini Misha Love o Misciù, come si faceva chiamare, lei si era incontrata con il suo fidanzato olandese e con Catoi.

I due litigano proprio perché Imen sembra interessata a Stefan, che verrà successivamente riconosciuto nella figura che segue Misha in centro proprio dal fidanzato. Che li ha lasciati soli all’1,30 di notte a Piazza Venezia: le telecamere del lungotevere riprendono la spinta fatale alle 3.20: è la prova regina. Scrive oggi Il Messaggero:

I poliziotti hanno raccolto più testimonianze, scandagliando gli ambienti di Villa Borghese e Valle Giulia, terreno dei “ragazzi di vita” che fanno la spola dalle periferie al centro della città per racimolare denaro. Imen lavorava spesso nei night tra Corso Vittorio e via Veneto, anche Stefan frequentava locali e bella vita. Forse il ragazzo potrebbe aver proposto alla nuova amica un rapporto a tre o peggio di fare dei “lavori” con lui suscitando la sua reazione.

Imen in questo periodo, però, aveva meno bisogno di soldi che in passato: aveva appena ottenuto il reddito di cittadinanza che si sommava a una piccola pensione di invalidità. Stefan pensava di farla franca, incredibilmente. I poliziotti temevano che lui fosse già tornato in Romania, invece aveva solo spento e mai più riacceso il suo telefonino (anche quello di Imen è sparito) e continuava ad andarsene in giro nei luoghi che frequentava anche Imen.

Florin, un cugino di Stefan che abita in Romania, non crede che possa essere un assassino: «Lui le donne le amava, non le uccideva», spiega.