Opinioni

«State a casa questo è Bergamo»: la falsa foto delle bare

Oggi abbiamo raccontato le foto delle bare di Bergamo portate via dall’esercito a testimonianza della spaventosa emergenza della città lombarda a causa del Coronavirus. Da qualche giorno circola però anche un’altra foto di bare in fila con la didascalia “STATE A CASA questo è Bergamo“.

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Lo scatto circola soprattutto su profili che si trovano a Roma e provincia oppure nelle vicinanze del Lazio. E già tra i commenti c’è chi spiega che quella non è una foto delle bare di Bergamo. C’è anche un’altra versione che fa riferimento a Milano:

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Si tratta invece di una delle foto pubblicate il 5 ottobre 2013 per raccontare il naufragio di due giorni prima a Lampedusa che aveva fatto 368 morti. Le bare erano ospitate nell’hangar dell’aeroporto. Erano 111 perché ospitavano solo i corpi che non erano stati inghiottiti dal mare. state a casa questo è bergamo falsa foto lampedusa 1

Scriveva all’epoca l’agenzia di stampa ANSA:

La tragedia inimmaginabile fino a pochi secondi prima divampa in un lampo come il fuoco che avvolge subito il ponte del barcone da dove centinaia di somali ed eritrei guardavano la costa vicinissima di Lampedusa, di fronte l’Isola dei Conigli, immaginando gia’ di toccare terra. I migranti volevano segnalare la propria posizione incendiando una coperta ma le fiamme si sono propagate subito sul ponte dove giacevano 300 forse 500 persone. Ed e’ stato subito l’inferno che ha scatenato la piu’ grande tragedia dell’immigrazione: almeno 368 i migranti morti. Le persone salvate sono 155, tra cui sei donne e due bambini. Due donne incinte sono state trasportate a Palermo. Tre migranti, invece, sono stati ricoverati al poliambulatorio di Lampedusa.

“Viene la parola vergogna: e’ una vergogna! Uniamo i nostri sforzi perche’ non si ripetano simili tragedie. ” ha detto papa Francesco. Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ”Bisogna reagire e agire. Non ci sono termini abbastanza forti per indicare anche il nostro sentimento di fronte a questa tragedia”. Sul fondo del mare stanno lavorando i sommozzatori per cercare di recuperare altre vittime: sarebbero decine i corpi rimasti imprigionati nello scafo affondato a cinquanta metri di profondita’. Gli investigatori hanno gia’ fermato il presunto responsabile di questa tragedia, un tunisino di 35 anni indicato come lo scafista del ‘barcone della morte’, che deve rispondere di omicidio plurimo e favoreggiamento.

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