Politica

«Lo staff di Conte? Costa di più di Renzi e Gentiloni»

rocco casalino

Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni e attualmente parlamentare del Partito Democratico, ha scritto oggi una lettera a Repubblica perché chiamato in causa in un articolo pubblicato ieri sullo staff di Conte e sul confronto con i governi precedenti:

Gentile Direttore,
chiamato in causa direttamente da una fonte anonima M5S sui costi dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi prima della attuale gestione mi corre l’obbligo di smentire i sedicenti risparmi di oggi. Basta raffrontare il personale e gli incarichi dell’ufficio stampa del governo dal 2014 al 2018 rispetto a oggi e salta agli occhi che con il nuovo esecutivo sono stati moltiplicati i dirigenti e aumentati i costi e il personale esterno alla Presidenza.

Quando ho avuto l’onore di guidare l’ufficio del portavoce e l’ufficio stampa di Palazzo Chigi gli esterni erano 10, oggi – se non leggo male – sono 17 (e parlo di funzionari). Anche i dirigenti di prima fascia sono aumentati: uno solo dal 2014 al 2018, ben tre oggi (parliamo di cifre tra i 100 e i 200mila euro). Chiunque potrebbe fare direttamente queste verifiche se non fosse che, a due mesi dall’insediamento del governo Conte, sul sito di Palazzo Chigi non c’è alcuna informazione, anche la più basica, in barba alla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione.

L’unico cambiamento di questo esecutivo, insomma, rispetto ai precedenti per quello che riguarda la comunicazione può sintetizzarsi in: piu’ personale, più esterni, più costi, meno trasparenza.

giuseppe conte

L’articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di ieri diceva che 15 giorni fa il presidente del Consiglio ha firmato un decreto con cui ha assunto una trentina di persone: spostando ad altri incarichi, quindi rinviando al personale di Chigi, otto dipendenti interni su dieci. E riconfermando pochissimi dei precari storici: tra cui due persone che lavorano al sito internet e un tecnico. Tutti gli altri contratti a tempo, una decina, benché non legati ad alcun partito e al lavoro con gli ultimi cinque governi, sono stati mandati via. Per loro erano stati anche organizzati i supplementari del “concorsone” che i vertici M5S hanno fatto durante la campagna elettorale: una selezione di giornalisti avvenuta attraverso mille colloqui con Casalino e il suo staff. Alla maggior parte dei precari, sono stati preferiti i 20 che avevano già superato le prove studiate dal M5S e che non erano stati assorbiti dall’ufficio stampa della Camera (che ne ha presi altri 20).

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