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Lo Stadio della Roma e l’ultimatum del Comune

stadio della roma

Lo Stadio della Roma a Tor di Valle? Prima le opere pubbliche. Il Comune va alla guerra con l’A.S. Roma e i proponenti fissando un paletto invalicabile per fornire le autorizzazioni necessarie a iniziare i lavori: la discussione è ferma sulla ferrovia Roma-Lido, dove ci vogliono 45 milioni da parte del club e 170 da parte della Regione Lazio.

Lo Stadio della Roma e l’ultimatum del Comune

Mauro Baldissoni, vicepresidente della società con delega a seguire la vicenda Stadio (che ormai si trascina da cinque anni…) e che ieri ha dovuto rispondere (si fa per dire) a Francesco Totti, vorrebbe comunicare un cronoprogramma agli investitori e ha chiesto di avviare la pratica dello stadio in deroga alla Conferenza dei Servizi. Il Comune non ha la minima intenzione di farlo. Scrive il Corriere Roma:

«Le opere devono essere realizzate tutte contestualmente allo stadio e tutto concorre all’interesse pubblico, che l’assemblea capitolina ha valutato e approvato con la delibera 32. La Roma non può cambiare gli impegni presi dalla pubblica amministrazione, altrimenti viene meno l’interesse pubblico». Finora la società giallorossa ha spinto per un’altra lettura, legando l’apertura dell’impianto alla realizzazione dei lavori di sua stretta competenza: oltre ai parcheggi, il rifacimento della stazione di Tor di Valle e l’acquisto di tre convogli della Roma-Lido con investimenti per 45 milioni.

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Lo stadio della Roma a Tor di Valle (Il Messaggero, 21 marzo 2019)

La tentazione di Raggi: no allo Stadio

C’è di più. Visto il momento di scarsa popolarità (eufemismo) che la società giallorossa gode attualmente presso i tifosi dopo i casi De Rossi e Totti, il Comune potrebbe muoversi per un no allo Stadio. In questo i consiglieri, dopo la botta ricevuta alle elezioni europee nel voto a Roma si sarebbero ricompattati sulla linea più estrema. Certo, così rischierebbero cause per danni e così via. Ma in questi anni la A.S. Roma ha avuto molto spesso la possibilità di chiudere in una trappola giuridica la maggioranza grillina. Senza averlo mai fatto.

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