Economia

Spread, il confronto 2011-2018

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Più di 700 miliardi di titoli pubblici e altrettanti in obbligazioni societarie del Belpaese in mano agli investitori esteri. Si tratta di banche, di fondi d’investimento, di assicurazioni, di hedge fund, di privati che non hanno l’obiettivo di «attaccare» l’Italia: si muovono anzi per proteggere i propri investimenti. Così come in Turchia, in Italia il Grande Complotto è sempre dietro l’angolo. Come nel 1992, ricorda oggi Danilo Taino sul Corriere della Sera, quando le valute internazionali dopo un referendum in Danimarca che aveva respinto il Trattato di Maastricht finirono sotto pressione, con George Soros che scommise una decina di miliardi di dollari contro la sterlina, che la Banca d’Inghilterra non riuscì a difendere trascinando nella svalutazione anche la lira.

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Spread, il confronto 2011-2018

I valori delle monete all’interno dello Sme erano irrealistici e la volontà politica di Londra di avviarsi verso un’unione monetaria non c’era; Soros e C. realizzarono, con profitto, un’operazione di verità. Nessun complotto anche se fu una speculazione. Lo stesso avvenne nel 2011:

La situazione economica e finanziaria dell’Italia era, nell’estate di quell’anno, delicata. Il Paese era caduto in una seconda recessione, dopo la crisi del 2008. Soprattutto, lo spread nei confronti dei titoli di Stato tedeschi iniziò a salire, fino a149, sulla base dell’idea diffusa tra gli investitori che l’esecutivo guidato da Berlusconi non avesse la forza di controllare gli eventi.

Il 5 agosto, l’allora presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, e il suo successore designato e al momento governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, scrissero una lettera al governo nella quale lo invitavano «con urgenza» a «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali».

Sui mercati e nelle cancellerie europee si ebbe l’impressione di una situazione italiana fuori controllo. Oggi, le cose stanno in modo molto diverso. L’economia non è in recessione, i conti pubblici sono sotto controllo, ma lo spread esplode lo stesso trascinato dalla lira turca e dalla sensazione che anche con la Lega e il MoVimento 5 Stelle al governo il controllo del bilancio sia in rampa di lancio. Per questo succede quello che succede. Nessun complotto.

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