Economia

Il piano di Speranza: più fondi alla Sanità con i soldi delle banche

Roberto Speranza

Un piano per attingere più fondi alla Sanità attraverso «la riduzione della quota di interessi passivi deducibile ai fini Ires e Irap per le banche, che dall’attuale 100% passerebbe all’82%, mentre dal 96 all’82% si ridurrebbe quella di assicurazioni e fondi di investimenti, mentre verrebbe fissata all’82% quella delle Sim». Paolo Russo sulla Stampa oggi racconta come il neoministro della Salute Roberto Speranza vuole portare da 114,5 a 118 miliardi il finanziamento della sanità pubblica, cancellando il superticket da 10 euro su visite e accertamenti, dando al contempo il via a un grande piano di assunzioni. Il tutto facendo pagare il conto a banche, assicurazioni e fondi di investimento. Spiega il quotidiano:

Vita breve dovrebbe avere il superticket su visite specialistiche, e accertamenti, che in aggiunta alle singole quote dovute per ciascuna prescrizione oggi produce costi a carico degli assistiti a volte più alti di quelli praticati nel privato. Fatto che genera anche un ulteriore impoverimento del servizio pubblico. Per questo Speranza propone di cancellare il balzello, che genera un gettito di soli 600 milioni.

ticket superticket
Quanto costano ticket e superticket nella sanità (Repubblica, 6 ottobre 2017)

Soldi che il testo firmato dal Ministro racimola dal maggior gettito fiscale generato dall’abrogazione della deduzione forfettaria dei canoni di locazione delle «dimore storiche», che è del 35%. In tutto 545 milioni detratti da chi sicuramente non se la passa male avendo da incamerare affitti su residenze di prestigio. Altri 60 milioni sarebbero invece già stati stanziati dalla legge di bilancio 2018 per la parziale abrogazione del super-ticket.

Rimane un problema che non sembra considerato nel piano di Speranza, anzi due. Il primo è che di solito le banche, le SIM e le assicurazioni tendono a trasferire gli aumenti di tassazione sulla clientela aumentando i costi dei servizi che offrono. Il secondo è che quando questa prima tattica non funziona, a quel punto le banche tendono a stringere i cordoni della borsa con i clienti causando una situazione di credit crunch che finisce per riverberarsi sull’economia e sulla sua crescita.

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