Economia

Le grandi opere bloccate per 62 miliardi di euro

Paola De Micheli

Un’eredità cospicua, visto che ammonta a 62 miliardi di euro, quella lasciata da Danilo Toninelli a Paola De Micheli al ministero delle Infrastrutture. Il problema è che sono soldi da spendere, secondo i calcoli dell’ANCE, e muoversi non sarà facile, come spiega Sergio Rizzo su Repubblica oggi:

Soprattutto, nell’agenda c’è la nomina dei commissari previsti dal cosiddetto decreto “sbloccacantieri”. Un’ottantina di esperti e funzionari ai quali il precedente governo avrebbe voluto affidare il compito di far ripartire altrettante opere impantanate nella burocrazia. Varato dal governo il 18 aprile, è stato convertito in legge il 14 giugno ed è entrato in vigore il 18 successivo, senza partire come un razzo nonostante l’estrema urgenza. In più, le nomine vanno ratificate dalle commissioni parlamentari, e i tempi si allungheranno.

Con il rischio che tutto si trasformi in una gigantesca beffa. E forse chi ha deciso di imbarcarsi in quest’avventura avrebbe fatto bene a fare uno sforzo di memoria. Ricordando che un decreto “sbloccacantieri”, proprio così l’avevano chiamato anche allora, era stato partorito dal ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa nel lontano 1997: primo governo Prodi. Quasi identico a questo, prevedeva la nomina di commissari ad acta per sbloccare i cantieri che anche 22 anni fa, come oggi, erano paralizzati. Un anno dopo la Corte dei conti scoprì che era stato un clamoroso flop. Quasi tutti i cantieri erano bloccati: la burocrazia si era dimostrata invincibile.

opere bloccate
Le grandi opere bloccate (La Repubblica, 6 settembre 2019)

Intanto Paola De Micheli promette un cambio di passo in un’intervista a La Stampa:

«Da commissario alla ricostruzione post-sisma ho visto da vicino quanto sia difficile tenere insieme efficienza e qualità delle opere pubbliche. Ciò detto qui ostacoli politici ai cantieri non ce ne saranno più».

È contraria anche a rivedere il progetto della Gronda di Genova?
«Sono contraria alla cosiddetta mini-Gronda, perché significherebbe perdere almeno altri sei anni attorno ad un progetto pronto. Non vedo problemi tecnici insuperabili, anche se quel dossier rientra nel tema più generale della revisione delle concessioni».

Non ci sarà dunque nessuna revoca della concessione ad Autostrade, come promettevano i Cinque Stelle?
«Nel programma di governo c’è scritta una parola precisa e molto diversa: revisione. Dobbiamo rafforzare gli investimenti, la sicurezza e ridurre i costi per gli utenti».

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