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Sorpresa! Lo spazzacorrotti è rotto

@Giovanni Drogo|

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«Con lo Fonte

Che non si tratti di un caso isolato lo conferma il Mattino di oggi che dà la notizia della scarcerazione di un ex funzionario regionale condannato anni fa (per fatti accaduti nel 2005) per il reato di concussione. Il funzionario – racconta il Mattino – «aveva ottenuto  l’indulto e la sospensione della pena in relazione alla restante parte di condanna da scontare». A febbraio però erano scattate le manette e l’uomo era stato condotto in carcere proprio in applicazione dello spazzacorrotti. Anche in questo caso (e sarebbe la seconda volta a Napoli) sono stati i giudici a rimettere in libertà l’uomo «per contrasto con gli articoli tre, venticinque e ventisette della Costituzione». Ma perché si arriva a questi casi eclatanti?

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Lo spiega il sito Giurisprudenza Penale che evidenzia come il legislatore non abbia previsto una norma transitoria lascia al giudice il compito di valutare l’applicazione della norma. Ad esempio nel provvedimento del tribunale di Como il giudice richiama una sentenza della Corte Costituzionale che ricorda l’articolo 7 della CEDU che «impone di non sorprendere la persona con una sanzione non prevedibile al momento del fatto». Ed il caso è particolarmente grave soprattutto per coloro che hanno patteggiato una pena e che ora vedono spalancarsi le porte del carcere. Lo avrebbero fatto se avessero saputo che il patteggiamento nel loro caso non avrebbe previsto misure alternative alla detenzione? Probabilmente no. E vedremo cosa dirà eventualmente la Corte Costituzionale sulla costituzionalità della legge che fa tornare di moda la legalità.

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Può una legge che vuole far tornare di moda la legalità essere incostituzionale?

Si può dire che la norma è stata scritta “male”? Sì, perché senza disposizioni transitorie si arriva al punto che chi è stato condannato prima dell’entrata in vigore della legge potrà accedere a benefici di pena mentre chi è stato condannato il giorno dopo, dopo un lungo iter processuale, invece si vedrà preclusa questa possibilità. Si dirà magari che in fondo poco importa perché sono criminali che vanno puniti. E si potrebbe qui aprire un lungo discorso sulla qualità e la funzione rieducativa della punizione. Ma questo a quanto pare non interessa al ministro della Giustizia Bonafede.

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