Economia

Sorpresa! Al Jobs Act manca ancora una firma

grillini civati

Ieri con i dati su occupazione e disoccupazione i piccoli fans del presidente del consiglio Matteo Renzi tornava a magnificare il Jobs Act, già ritenuto dal premier erroneamente la motivazione dell’assunzione dei precari a Melfi sabato scorso. È un’abitudine piuttosto radicata soprattutto tra parlamentari e sostenitori del premier, quella di elogiare gli effetti di una riforma non ancora in attuazione. Beh, oggi sarà ancora più difficile avvalorare questa tesi: il Corriere della Sera ci fa infatti sapere che i primi due decreti attuativi del Jobs Act non sono ancora stati firmati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Racconta oggi Lorenzo Salvia:

Manca la firma di Sergio Mattarella e dal Quirinale fanno sapere che il capo dello Stato li esaminerà al suo rientro a Roma. Cioè una volta finita la sua prima missione all’estero, ieri a Berlino e oggi a Bruxelles. I testi dei decreti sono stati inviati da Palazzo Chigi al Quirinale giovedì scorso. Quasi una settimana dopo l’approvazione in consiglio dei ministri, a due giorni dalla prevista pubblicazione in Gazzetta.

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La fregatura del Jobs Act: perché licenziare conviene (da La Repubblica su dati UIL)

Il ritardo, fa capire il quotidiano, dipende dal tempo che ci hanno messo i decreti a uscire da Palazzo Chigi dopo l’approvazione:

Non sembrano esserci problemi di merito, probabilmente è solo questione di tempi. Ma la materia è politicamente sensibile. «Sarebbe stato opportuno tenere nel dovuto conto i pareri delle commissioni parlamentari», aveva detto Laura Boldrini, presidente di Montecitorio, ricordando che Camera e Senato avevano chiesto di stralciare le norme sui licenziamenti collettivi. Pareri non vincolanti per il governo, che non ha modificato il testo. Anche se nella minoranza Pd dicono che la cancellazione di quelle norme era parte dell’intesa per l’elezione del Capo dello Stato.