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Referendum costituzionale, quanto valgono i sondaggi di questi giorni?

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Il quattro dicembre si andrà a votare per il referendum sulla riforma costituzionale. Archiviate (si spera) le polemiche sul testo del quesito e sulla lunghezza della riforma Renzi-Boschi possiamo quindi concentrarci a cercare di capire cosa voteranno gli italiani. La campagna per il Sì e per il No è partita già da qualche tempo ma solo ora, con la comunicazione della data in cui saremo chiamati a recarci alle urne, entrerà nel vivo.
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Referendum costituzionale, quanto valgono i sondaggi di questi giorni?


Fino ad oggi però non si può dire che sia stata fatta vera informazione nel merito della riforma, sia da chi sostiene il Governo e invita a votare Sì sia da chi invece ritiene che si tratti di una riforma incomprensibile e ingarbugliata che non risolve davvero i problemi del Paese. Forse anche per questo i sondaggi diffusi in questi giorni (come quelli condotti da EMG Acqua per La 7 o da Index Research per Piazza Pulita) lasciano il tempo che trovano. Ad esempio Index Research fotografa una situazione di estremo equilibrio tra il fronte de Sì e quello del No con il 49% degli intervistati che si è dichiarato a favore della riforma e il 51% contrario. Sembrerebbe quasi che il Paese sia spaccato a metà e che quindi l’esito della consultazione referendaria (che non prevede il raggiungimento della soglia quorum del 50+1 degli aventi diritto) sia in bilico. Ma se andiamo a guardare la percentuale degli indecisi notiamo che si assesta sul 27% mentre il 33% ha detto che non andrà a votare. Di fatto quindi il 60% del corpo elettorale non si è espresso riguardo la riforma. È possibile che nel prossimo mese alcuni degli indecisi decidano di prendere una posizione nel merito e si tratta di una percentuale rilevante che potrebbe cambiare (o stravolgere) l’esito del voto. Non è nemmeno da escludere che anche tra gli astenuti qualcuno cambi opinione. Molto più espliciti i risultati dell’indagine condotta da EMG Acqua che rivelano che attualmente a votare Sì sarebbe il 29.6% degli italiani mentre le percentuali del No sono leggermente superiori e si assestano al 35,5%. Ancora una volta però sono gli indecisi e gli astenuti la vera maggioranza, i primi rappresentano il 34,9 mentre i secondi il restante 44,1%. Anche il sondaggio condotto da Istituto Ixè per Agorà di Rai 3 rileva che al momento andrebbe a votare il 54% degli elettori (astenuti al 33%) e che il 13% degli aventi diritto non ha ancora deciso se andare a votare o meno. Tra coloro che andranno a votare il 38% intende votare Sì, il 35% è per il No mentre il 27% è costituito da persone che ancora non si sono fatte un’idea su cosa votare, ma che in ogni caso hanno intenzione di recarsi alle urne. Con una percentuale così alta di indecisi, ovvero di voti da conquistare per entrambi gli schieramenti e una buona fetta di astenuti che potrebbero recarsi alle urne è altamente probabile che i sondaggi di questi giorni non siano così utili a capire come andranno veramente le cose.

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I dati diffusi dal presidente dei deputati di Forza Italia non tengono conto di indecisi e astenuti

I sondaggi sul referendum e gli indecisi


Il punto non è tanto la distanza temporale che ci separa dalla consultazione elettorale quanto il fatto che gli indecisi, ovvero quelli che non hanno ancora deciso cosa votare ma che andranno a votare, sono un numero decisamente troppo alto per poter fare delle considerazioni sensate sull’esito del referendum. Certo, alcuni di loro potrebbero decidere di astenersi e non andare a votare e diventando ininfluenti ai fini dell’esito di questo tipo di referendum ma le cose non sono affatto scontate. Con questi dati è davvero difficile sostenere, come fa ad esempio Renato Brunetta, che a dicembre vincerà sicuramente il No, ma anche quella di dare già per sconfitto l’avversario è una tattica per convincere gli indecisi a schierarsi con una presunta maggioranza.
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Infine guardando ad esempio solo la serie di sondaggi settimanali di EMG Acqua notiamo che la percentuale di indecisi è calata in un mese di dieci punti percentuali (era al 44,7% al rilevamento del 5 settembre). Anche se nell’ultima settimana si è registrato un calo dei Sì nelle altre tre settimane precedenti i due schieramenti erano cresciuti di pari passo erodendo la fetta degli indecisi (tra il 5 e il 12 settembre ad esempio i 4 punti persi dagli indecisi sono finiti in misura tutto sommato uguale tra Sì e No). In definitiva, fare i conti senza gli indecisi – a questo punto della campagna elettorale – sarebbe davvero controproducente, sia per chi sostiene le ragioni del Sì che per chi sostiene le ragioni del No. Forse quindi invece che concentrarsi sulle previsioni e sulle percentuali per fare campagna elettorale sarebbe meglio puntare sui dati e sul merito della riforma.