Economia

Così la UE ha fregato gli obbligazionisti delle quattro banche

Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti

Alla fine succede quello che doveva succedere. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ieri in Senato ha spiegato che il valore delle sofferenze delle quattro banche risolte a novembre (Carife, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche) è stato rivisto al rialzo nei giorni scorsi. Dunque, come dicevamo nei mesi scorsi, il valore degli asset era evidentemente sottostimato: dei circa otto miliardi e mezzo di sofferenze totali dei quattro istituti di credito si era data una valutazione di rimborsabilità, “suggerita” dall’Unione Europea, pari al 17,6%.

Così la UE ha fregato gli obbligazionisti delle quattro banche

Ma Visco ha detto che ci sono 500 milioni di euro in più di valorizzazione. Il valore delle sofferenze delle 4 banche (Carife, Etruria, Banca Marche e Carichieti) è stato rivisto al rialzo nei giorni scorsi dagli “esperti indipendenti”, ha detto Visco in audizione al Senato che ricorda come il valore deciso “d’urgenza” nel novembre scorso (e oggetto di forti critiche) fosse stato deciso “tenendo conto delle comunicazioni al governo da parte delle Commissione Ue” che ha indicato come valore economico reale di cessione delle sofferenze il 25% del nominale sui garantiti da ipoteca e l’8,4% chirografaria con una media del 17,6%. Ora Visco rileva come tali valori siano stati rivisti di media al 31% per i garantiti e il 7,3% gli altri, con una media ponderata del 22,4%. 22,4% invece che 17,6% per un totale di mezzo miliardo di euro in più che sarebbe potuto andare ai rimborsi dei risparmiatori,  Il governatore, in Parlamento, ha detto che l’asticella era stata fissata sulla base «delle comunicazioni al governo da parte delle Commissione Ue». All’epoca Alessandro Graziani sul Sole 24 Ore si domandava, a proposito del salvataggio di Banif in Portogallo con soldi pubblici, in parte derivanti dal Fondo Interbancario:

Nel caso delle quattro banche italiane, Governo-BankitaliaUe hanno invece dettagliato in 18 centesimi il valore medio degli Npl conferiti alla bad bank. Valore che si confronta con una media di 40 centesimi dello stock in portafoglio alle banche italiane. Chi ha determinato quel valore così «scontato»? E’ vero che sarebbe stata la Ue a pretenderlo, invocando una valutazione da immediato realizzo su cui sono pronti a tuffarsi hedge fund che intravedono lauti guadagni? Se la valutazione fosse stata più alta, anche se non in linea con la media delle banche italiane, quel plusvalore avrebbe permesso un indennizzo ai detentori di obbligazioni subordinate delle quattro banche italiane? O magari, come sembra sia stato concesso agli investitori portoghesi, una immediata conversione dei bond in azioni della bad bank?
Domande che riguardano valori di rilievo. Basti pensare che il valore nominale complessivo dei crediti in sofferenza trasferiti alla bad bank unica italiana è di 8,5 miliardi, mentre il valore di conferimento voluto dalla Ue è di 1,5 miliardi (ovvero 18 centesimi per ogni euro di credito). Con una valutazione del 20% in più (1,8 miliardi, ovvero 21,6 centesimi, ovvero circa la metà del valore medio contabilizzato dalla media delle banche italiane), sarebbero emersi 300 milioni in più che in qualche modo potevano andare a compensare le perdite subite dai detentori di bond subordinati, acquistati quando ancora non erano in vigore le nuove regole europee.

Non trecento, quindi, ma ben cinquecento. E ora dov’è finito quel “tesoretto”? Francesco De Dominicis su Libero ricorda che le sofferenze sono state comprate a 1,5 miliardi circa dalla Bad Bank grazie al denaro anticipato da Intesa, Unicredit e Ubi Banca. Loro, nei fatti, hanno pagato un po’ meno i crediti deteriorati di Carife, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche. Loro, in teoria, potrebbero portare a casa un guadagno extra sulla base di una spesa sottostimata.

quattro banche
Gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche (IL Messaggero, 10 febbraio 2016)

Il favore della UE (e del governo) alle banche

Sempre De Dominicis ricorda che «la procedura di risoluzione ha comportato l’azzeramento di obbligazioni subordinate pari a 768 milioni, 430 dei quali in mano a 2.500 clienti retail. Sulla carta,quei 500 milioni fanno la differenza. E se si volesse estendendo il discorso a tutti i 10mila risparmiatori traditi, si arriverebbe ad avere a disposizione,col tesoretto da mezzo miliardo, una «mancia» da 50mila euro a testa». Questo in teoria. Nella pratica, ci scommettiamo, sarà impossibile chiedere altri soldi a chi ha già acquistato e valutato, ovvero le banche, che indirettamente sono state quindi favorite da una valutazione fallace proveniente dalla UE e che il governo, va sottolineato per ricordare che in questa storia nessuno è innocente, ha acriticamente sottoscritto nel momento della pubblicazione del decreto di risoluzione delle quattro banche. Come abbiamo ricordato in tante occasioni, la UE aveva sì vietato l’uso del Fondo Interbancario in quanto strumento pubblico e quindi aiuto di Stato, ma “nessuno ha vietato al governo italiano di procedere comunque al bail-in degli obbligazionisti subordinati senza azzerarli irreversibilmente ma facendoli partecipare all’eventuale recupero delle sofferenze oltre il valore iniziale del 17,6% trasferito alla bad bank” (ne abbiamo parlato qui). Sarebbe stato uno strumento che all’inizio avrebbe garantito meno, ma che oggi sarebbe pienamente in grado di prendersi il recupero delle sofferenze dopo la valutazione che ne ha accresciuto il valore. Invece siamo ancora in attesa del decreto sui rimborsi che il governo ha annunciato due settimane fa ma non ha ancora varato. La dimostrazione che il governo ha invece assommato un gran numero di errori alla rigidità delle regole UE invece non è una novità: si sapeva da dicembre, ora c’è la certezza.
Edit ore 15,13: Mi segnalano questo lancio di Reuters in cui si spiega che però sono stati rilevati ulteriori rischi nei portafogli creditizi che hanno generato altre esigenze di svalutazione degli attivi: il maggior fabbisogno patrimoniale che ne è derivato è stato tale da compensare i risparmi derivanti dalle minori percentuali di svalutazione delle sofferenze rispetto alla valutazione provvisoria. Quindi, nessuna possibilità – come del resto già si immaginava – di recuperi:

MILANO, 19 aprile (Reuters) – I valori di cessione delle sofferenze delle quattro banche salvate a novembre (CariChieti, Banca Etruria, Carife e Banca Marche) sono stati rivisti al rialzo dagli esperti indipendenti a una media del 22,3% del valore nominale.
Lo ha detto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco durante un’audizione in Senato.
Il dato è frutto di una media ponderata tra il 31% assegnato alla porzione garantita da ipoteca e il 7,3% di quella chirografaria.
La Commissione Ue aveva individuato un valore economico reale di cessione delle sofferenze delle quattro banche pari al 25% per la parte garantita da ipoteca e all’8,4% per quella chirografaria con una media ponderata del 17,6%.
Sono stati però rilevati ulteriori “rischi” nei portafogli creditizi che hanno generato altre esigenze di svalutazione degli attivi; il maggior fabbisogno patrimoniale che ne è derivato è stato tale da compensare i risparmi derivanti dalle minori percentuali di svalutazione delle sofferenze rispetto alla valutazione provvisoria.