Economia

Siti streaming: il business è in Italia

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Sono almeno 50 i siti pirata che permettono di scaricare o guardare in streaming prodotti coperti da copyright individuati negli ultimi mesi che fanno riferimento allo stesso gruppo criminale, anche se apparentemente non sono legati tra loro. I siti favoriscono la «vendita» o l’accesso a libri, giornali,film, videogiochi, prodotti musicali, applicazioni e software. Al servizio, che si estende in almeno 18 Paesi, si accede tramite abbonamenti mensili di pochi euro. Disponibili centinaia di migliaia di prodotti, soprattutto film, in tutte le lingue più diffuse e spesso non ancora arrivati nelle sale. Buona parte di questo business verrebbe gestito dalla criminalità italiana. I server sono in California. Il Corriere della Sera scrive oggi che l’abbonamento è di 9,99 euro al mese ma in alcuni periodi si possono avere sconti. Il quotidiano spiega che si può usufruire di formati in alta definizione, con la possibilità, da parte dei «clienti», di avere copia del master delle opere cinematografiche in Dvd, Bluray e nel nuovo formato 4K in tutte le lingue in commercio.

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Siti streaming: il business è in Italia (Corriere della Sera, 16 gennaio 2019)

Ieri abbiamo chiamato il customer service di uno di questi siti «civetta» chiedendo di aiutarci a fare l’abbonamento. Un’addetta, gentile e anche spiritosa («Non mi dica la sua password: va bene fidarsi, ma non si sa mai!») ci ha guidato passo dopo passo nell’abbonamento. Lo abbiamo fatto pagando con Postepay, immediatamente dopo abbiamo ricevuto l ’email di conferma con tutte le indicazioni e anche il ringraziamento di «Valentino».

Pagare è facilissimo: si può fare con carte di credito, PayPal, bonifici, money transfer e altri sistemi specifici a seconda della nazione interessata, in Italia Sisal e tabaccherie. Un servizio accurato garantito in 18 Paesi nel mondo.

Il 7 gennaio scorso, aggiunge ancora il quotidiano, la Commissione Europea ha pubblicato la Counterfeit and Piracy Watch List, datata 7 dicembre 2018, dove a pag.21 si fa esplicitamente riferimento alla società californiana CloudFlare che ospita il «tesoro» dei pirati. L’immediata reazione è stata di spostare le «pagine civetta» dagli Usa su server russi. Con un po’ di superficialità, a dire il vero, dovuta all’impunità goduta in tutti questi anni, in cui si è arrivati a illustrare, con video pubblicati su YouTube, come cambiare il settaggio dei propri computer, così da rendere inutile ogni tentativo di fermare la pirateria.

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