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Sgarbi si paragona a Marco Biagi per protestare contro la multa presa in Svizzera | VIDEO

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Sgarbi

Dalla mafia e Marco Biagi, tirando in ballo anche Matteo Salvini. Dopo la multa ricevuta in Svizzera – per aver superato, a bordo della sua auto blu con lampeggiante acceso, una colonna di automobili in coda nei pressi della dogana nel suo viaggio di ritorno dal Film Festival di Locarno -, Vittorio Sgarbi ne ha per tutti e si spertica in paragoni azzardati e citazioni per rispondere alla “lezione” fatta dal Ministro della Giustizia e della Polizia del Canton Ticino Norman Gobbi.

Sgarbi si paragona a Marco Biagi dopo la multa ricevuta in Svizzera

Un video di oltre cinque minuti, girato con sullo sfondo un paesaggio campestre, in cui il parlamentare, critico d’arte e sindaco di Sutri attacca il Ministro elvetico e spiega che quella scelta di svicolare nel traffico della dogana utilizzando i lampeggianti a bordo della sua auto blu non fosse stata la sua, ma dell’agente di pubblica sicurezza che gli è stato assegnato. Una teoria già espressa nei giorni scorsi, ma che oggi viene ribadita esasperando alcuni concetti.

“Anche in Italia i deputati non hanno auto blu e ‘lampeggianti prioritari’, ma alcuni magistrati o sindaci o altri rappresentanti, minacciati dalla mafia, hanno una tutela, stabilita dal ministero dell’Interno, e conseguenti dispositivi di sicurezza, che non dipendono dalla loro volontà. Per non averli più avuti, Marco Biagi è stato ucciso”.

Perché il riferimento alla mafia? Perché Vittorio Sgarbi è stato sindaco di Salemi (dal giugno del 2008 al febbraio del 2012), un Comune siciliano sciolto per infiltrazioni mafiose. E su questo tasto, il critico d’arte è tornato più volte nel corso del suo video:

“Non l’ho scelto io. Sono uno strumento di tutela per chi è esposto e per chi è minacciato, e per intervenire se necessario. Per lui (il Ministro del Canton Ticino Gobbi, ndr) anche la mafia è un optional, che si ferma al confine con la Svizzera. E il mio agente, che io pago, offeso dalla sua polizia che non vede pericoli a cento metri dall’Italia, un elettricista che si diverte con le luci”.

Ma l’aspetto più grottesco è, evidentemente, quel paragone con Marco Biagi, il giuslavorista ucciso a Bologna la sera del 19 marzo del 2002 da un commando delle cosiddette “Nuove Brigate Rosse” davanti al portone di casa sua. E poi, nel mare magnum di questo sfogo dato in pasto ai social, Sgarbi cita anche Matteo Salvini:

“Caro signor Gobbi, quando verrà in Svizzera il suo amico Matteo Salvini, qualcuno dovrà pur proteggerlo. È vero che la mafia in Svizzera non esiste”.

Perché Norman Gotti è stato eletto all’interno del Consiglio di Stato del Canton Ticino proprio nelle fila del Carroccio.