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Sette giorni per pulire Roma

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Sette giorni per pulire Roma. L’ultimatum della Regione Lazio ad Ama e di riflesso alla sindaca Virginia Raggi movimenta le giornate del Campidoglio, anche per le possibili conseguenze nel caso l’ordine venga disatteso: il commissariamento. Spiega oggi Il Messaggero:

Per Virginia Raggi ora c’è una sorta di commissariamento di fatto che rischia di trasformarsi in un commissariamento reale, con il Viminale che sta vigilando su quanto sta succedendo a Roma. Zingaretti, in caso di mancata applicazione dell’ordinanza, potrebbe chiedere il commissariamento,soprattutto se ci avvieremo verso l’emergenza sanitaria. La sindaca Virginia Raggi, mentre Roma da oltre un mese è con i rifiuti per strada, aveva invocato un’ordinanza della Regione Lazio. Era anche andata dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, perché facesse pressione con Zingaretti.

Intorno al Campidoglio c’è un cordone “sanitario” composto dal ministro Costa, dal Viminale (Salvini) e dalla Regione, governata da Zingaretti che è anche segretario del Pd. In questo scenario pezzi di amministrazione non rispondono più alla sindaca, bensì – è il caso appunto di Ama – alla Regione. Un accerchiamento che rende Raggi lontana anche dai vertici del M5S: nessun big, da Di Maio in giù, finora ha preso la parola per difenderla.

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L’ordinanza della Regione Lazio per AMA e Roma (Il Messaggero, 6 luglio 2019)

Il provvedimento impone ad Ama di posizionare 300 nuovi cassonetti entro tre giorni, di mettere in sicurezza ospedali, scuole e mercati entro 48 ore, di regolarizzare i pagamenti dei fornitori entro sette giorni, di attivare l’impianto di Ostia di proprietà dell’azienda entro due settimane e di approvare i bilanci in un mese. L’ordinanza chiede anche a tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti del Lazio di lavorare al massimo consentito, anche di domenica e nei giorni festivi.

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