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«Se cade il governo M5S alle elezioni con il PD»

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Federico Capurso sulla Stampa di oggi racconta che in caso di vittoria di Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna il governo è a rischio, ma nel MoVimento 5 Stelle c’è chi si sta muovendo per giocarsi la carta delle elezioni con il Partito Democratico:

I ragionamenti che in queste ore si fanno ai piani alti del partito grillino, nell’eventualità di una sconfitta di Bonaccini, non offrono vie d’uscita indolori. Se il Pd perderà, ma i voti del Movimento avrebbero potuto farlo vincere, sarà complicato tenere in piedi il governo. Di Maio rischierebbe un linciaggio da parte dei suoi parlamentari e, in vista, di una campagna elettorale, sarebbe impossibile sostenere ancora la possibilità di rimanere in campo neutrale, né con gli uni né con gli altri.

Se a causa dell’Emilia Romagna si andrà a elezioni in primavera, allora «sarà il momento di darci una spinta decisa verso il Pd e, soprattutto, di recidere i legami con Casaleggio». A dirlo è un membro di governo dei Cinque stelle, che imputa a Di Maio e a Casaleggio la decisione di passare da un voto su Rousseau per decidere se presentarsi o meno in Emilia Romagna, nonostante lo stato maggiore grillino fosse tutto contrario. E dunque a loro, per primi, verrebbero imputate le responsabilità della sconfitta. Ma la strada potrebbe farsi tortuosa, perché «se agli Stati Generali mettessimo ai voti la proposta di un nostro spostamento nel campo progressista, gli attivisti la boccerebbero. Non si renderebbero conto della polarizzazione in atto e alle prossime politiche scompariremmo».

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L’operazione, dunque, dovrebbe essere orchestrata nelle stanze del partito. A dare la «spinta» verso il Pd ci stanno già pensando, in questi giorni, vari membri di governo grillini. In prima fila ci sono il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, oltre al ministro per lo Sport, Vincenzo Spadafora, tra i primi tessitori del nascente governo giallorosso:

Anche i due pretoriani del leader, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, vedrebbero con favore un dialogo più serrato con le forze di centrosinistra. La maggioranza delle truppe parlamentari, poi, è già schierata per proseguire al fianco dei dem. Beppe Grillo dovrebbe solo bollare l’ultimo passaggio.

L’unica possibilità che ha Di Maio di sopravvivere, in caso di sconfitta, è che il Pd subisca una batosta tale da rendere ininfluenti i pochi voti sottratti dal Movimento. Ma alla Camera, tra i Cinque stelle, c’è anche chi fa notare che se il Pd vincesse in Emilia Romagna, ci sarebbe solo da rammaricarsi: il Movimento avrebbe potuto far eleggere qualcosa di più di uno o due consiglieri regionali.

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