Politica

Scuole chiuse, l’ipotesi del ritorno il 15 aprile

Si immagina un rientro possibile il 6 aprile o mercoledì 15, dopo le vacanze pasquali. I dirigenti scolastici più avveduti lo sanno, hanno messo in agenda anche date più pessimistiche (ritorno a scuola il 4 maggio)

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È molto probabile che gli studenti non rientreranno a scuola lunedì 16 marzo. Il mese giusto potrebbe però essere aprile e non maggio, come si pensava nella peggiore delle ipotesi sul tavolo della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Ma, spiega oggi Corrado Zunino su Repubblica,  sul fronte scientifico la voce di Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, è chiara: «I risultati di questa misura, la chiusura degli edifici scolastici, hanno un’evidenza se la stessa misura può essere prolungata nel tempo». Quanto tempo? Ricciardi, docente di Sanità pubblica, sul timing non si sbilancia, altri epidemiologi parlano apertamente di uno o due mesi ulteriori.

«Il picco del virus si attende per inizio aprile», dice il dottor Federico Gelli, coordinatore dell’Unità di crisi della Asl Toscana Centro. Potrebbe essere anche più avanti. Il ministero conosce queste previsioni e, come ha raccontato Repubblica ieri, ha preparato tre possibili scenari. Di fronte al possibile allungamento di data si sta provando a organizzare — tra mille difficoltà tecniche e culturali — il lavoro delle lezioni a distanza immaginando un rientro possibile il 6 aprile o mercoledì 15, dopo le vacanze pasquali. I dirigenti scolastici più avveduti lo sanno, hanno messo in agenda anche date più pessimistiche (ritorno a scuola il 4 maggio).

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Cecilia Cugini è la preside dell’Istituto comprensivo di Codogno, undici plessi tutti nella zona rossa basso lombarda. «Siamo consapevoli che non torneremo a fare lezioni tra dieci giorni», spiega.

«Nei primi tempi ci siamo mossi disordinatamente pensando al breve periodo, ora abbiamo compreso che potremmo andare avanti in emergenza almeno per un altro mese e abbiamo cambiato strategia. Ci stiamo attrezzando per offrire videolezioni registrate, i nostri studenti potranno andarle a rivedere. Vorremmo creare un archivio per i docenti, piattaforme leggere e registrazioni di qualità. Giorno dopo giorno comprendiamo che le cose andranno avanti ancora un po’. Lo capiamo da piccole cose, leggendo i giornali, guardando la tv. Devo dire che noi presidi e docenti siamo dispiaciuti perché non stiamo raggiungendo tutti i nostri alunni. Non tutti hanno a casa un pc e ci sono figli di stranieri che non hanno ancora avuto le credenziali d’accesso al registro elettronico. A questi portiamo il materiale a domicilio, in bicicletta. Materiale cartaceo».

Intanto ieri la ministra ha dovuto smentire su Facebook l’annuncio delle scuole chiuse fino al 5 aprile attribuito al ministero dell’Interno e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Anche  Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della Sanità e componente del comitato, ora sottolinea come potrà verificarsi l’eventualità «di una proroga della chiusura delle scuole». Su questa posizione è stato, da subito, il virologo Roberto Burioni e favorevole alla proroga è anche Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene a Pisa, aggiunge: «La chiusura degli istituti scolastici potrebbe essere inutile se non sarà prolungata».

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