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Scrivere "la Lega è una vergogna" non è un'offesa ma una critica politica

Giovanni Drogo|

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Cosa succede quando un poliziotto con lo striscione (sequestrato) incontra un magistrato che deve convalidare il sequestro? Succede come è successo a Bari dove il PM non ha convalidato il sequestro degli striscioni confiscati dai Carabinieri in occasione della visita di Matteo Salvini a Gioia del Colle il 21 marzo scorso. Anche in quell’occasione in città era comparsi striscioni che contestavano la presenza del ministro dell’Interno in città.

C’è un PM a Bari

Contestazioni pacifiche e a volte spiritose che però – come è uso da parte delle Forze dell’Ordine – vengono rimosse perché offensive o perché potenzialmente arrecano disturbo all’ordine pubblico. Tra le varie scritte comparse sui balconi c’erano cose come “Noi Gioia, voi odio”, “Bal(r)coni aperti”, “I terroni non mollano” oppure “Restiamo umani”. In particolare i Carabinieri avevano sequestrato due striscioni reputandoli offensivi e ingiuriosi. Su uno era scritto “Meglio lesbica e comunista che salviniana e fascista“, citazione dal famoso cartello esibito dalla ragazza messa alla gogna da Salvini.

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Uno degli striscioni sequestrati a Gioia del Colle [via Facebook.com]
Nell’altro, appeso su un cavalcavia sulla Statale 100 all’altezza di Gioia del Colle, era scritto “La Lega è una vergogna, Pino Daniele“. Frase che tra l’altro compariva anche su un altro striscione, quello fatto rimuovere a Salerno. Secondo il PM di Bari Iolanda Daniela Chimienti questi striscioni non avevano “una portata e idoneità offensiva”, “trattandosi di esternazioni del proprio convincimento politico” che “possono assumere toni aspri” ma che sono “prive di portata denigratoria del prestigio della funzione pubblica“. Nella richiesta di archiviazione per l’indagine di vilipendio (a carico di ignoti) il magistrato scrive che nell’ambito della manifestazione del proprio pensiero politico si possono toni aspri e accesi (come del resto ha sempre fatto anche Salvini) e che dette manifestazioni possono essere “colorate dall’utilizzo di espressioni diffuse nel gergo corrente”. Insomma il ricorso ad espressioni gergali non significa che siano volgari, offensive o ingiuriose.

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via Facebook.com

Anche il ricorso al termine “fascista” non è lesivo dell’onore di Salvini: «l’uso dell’epiteto ‘fascistà per caratterizzare l’ideologia politica del segretario di un partito leader di un movimento politico, in occasione o comunque in vista di un comizio elettorale da egli in tale veste tenuto, costituisce una normale critica politica anche se espressa in toni aspri». La Procura rileva infatti che i manifesti non attaccavano Salvini in quanto persona ma costituiscono una legittima critica nei confronti delle politiche attuate dal governo . In particolare la PM scrive che «affermare che un partito politico è una vergogna ed esprimere il proprio convincimento su omosessualità ed omofobia, sebbene contrapponendolo a quello del leader contestato sì da dare implicitamente a quest’ultimo una connotazione negativa, costituiscono legittime manifestazione del pensiero scevre da connotati denigratori».

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