Opinioni

Lo sciopero dell'università a settembre

sciopero settembre professori università - 4

Guglielmo Forges Davanzati, professore di economia politica all’università del Salento, sul Fatto Quotidiano spiega oggi le ragioni dello sciopero dei docenti universitari proclamato a settembre:

LO SCIOPERO è stato proclamato dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria”, nato sulla base del disprezzo o dell’indifferenza dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni nei confronti della cultura e della conoscenza scientifica. È innanzitutto una questione di dignità. E una sacrosanta rivendicazione salariale. Gli studenti e le loro famiglie dovrebbero essere consapevoli che, nelle condizioni date, si studia e si studierà sempre peggio, che la laurea darà sempre minori opportunità di accesso al mercato del lavoro, che – in un Paese che èstato giustamente definito “non per giovani” – il futuro delle giovani generazioni, almeno per quella parte che è motivata allo studio, è l’emigrazione.

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E che anche emigrando non si è affatto certi di trovare un lavoro coerente con la qualifica acquisita (non sono affatto infrequenti casi di giovani laureati assunti come camerieri in altri Paesi europei) anche perché, nella competizione globale, le università italiane – viste dall’estero – perdono costantemente reputazione. Si tratta di fenomeni che già stiamo sperimentando, da anni, con intensità crescente. È ormai evidente che le politiche formative in Italia sono calibrate sulla base della domanda di lavoro espressa dalle imprese italiane. In questa logica, le università meridionali vengono penalizzate: le imprese meridionali – di piccole dimensioni, poco innovative – non hanno bisogno né di forza lavoro qualificata né di ricerca di base e applicata. Non si spiegherebbe diversamente la scelta di ridurre la spesa pubblica, in regime di austerità, con la massima intensità proprio nel settore della formazione e nell’area del Paese che più soffre. E non si spiegherebbero le numerose dichiarazioni di autorevoli responsabili delle politiche per la formazione che vanno nella direzione di distinguere sedi researche teaching, dove nelle seconde si fa esclusivamente didattica.

LO SCIOPERO del prossimo autunno ha valore innanzitutto simbolico ed è una forma minimale di conflitto. Ma può servire. A condizione che l’università torni al centro del dibattito pubblico e a condizione che il governo chiarisca finalmente qual è la sua linea politica nel settore della formazione: se intende progressivamente smantellarlo, privatizzarlo, spostarlo quasi interamente al Nord, come sembra di capire, o se è disponibile a far marcia indietro rispetto alle devastanti politiche dell’ultimo decennio.

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