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Scelta Civica: la stampella furba di Renzi

Noi non sappiamo se la fine del mondo arriverà di notte, di giorno o quando meno ce l’aspettiamo. Ma di una cosa siamo sicuri: anche quel giorno uno di Scelta Civica si lamenterà pubblicamente di una cosa che ha votato nel segreto del Consiglio dei Ministri. Il caso di studio è quello del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Con tutto il suo partito qualche giorno fa ha votato le regole punitive nei confronti delle partite IVA; subito dopo ha orchestrato un’immonda sceneggiata sul regime dei minimi, chiedendo il cambio di norme che aveva appena approvato: sui giornali la scena madre, scena muta al consiglio dei ministri. Tra ieri e oggi invece Zanetti ha deciso di contestare la mancanza dei licenziamenti dei dipendenti pubblici nel Jobs Act, discutendo insieme anche la scelta di far decidere al Parlamento annunciata ieri via intervista al QN dal presidente del Consiglio. Forse vuole evitare guai in vista del Quirinale? – gli chiede l’intervistatore.

«Mi sembra un’analisi pertinente — risponde — e il momento io lo capisco pure. Anche se spesso abbiamo subito il decisionismo del governo, al quale ci siamo sempre adeguati, e ci piacerebbe che in questo caso ci fosse lo stesso atteggiamento ». Ma per i ministri Poletti e Madia non se ne parla proprio. «Ed è questo il problema — riprende Zanetti — perché una cosa è dire aspettiamo un attimo, un’altra dire di no, punto. Tanto più che sul piano tecnico nessuno ha contestato le osservazioni del nostro Ichino ». Resta il nodo centrale, però: perché queste norme andrebbero estese al pubblico? «Non è solo il derby pubblico privato, vecchio e un po’ patetico perché i lavoratori vanno trattati allo stesso modo. Il punto è che chi vuole lasciare fuori il settore pubblico è un falso amico degli statali: proprio la loro inamovibilità è tra le cause di un settore bloccato da sette anni, con i precari che non entrano e i salari congelati. E poi così regaliamo un alibi a chi critica il Jobs act». Quale alibi lo spiega lui stesso: «Se diciamo che una parte dei lavoratori va “protetta” da questa riforma vuol dire davvero che queste norme sono pericolose, che comprimono i diritti. E allora ha ragione chi le contrasta. Politicamente non mi sembra una strategia lungimirante, e in più fa crescere le divisioni all’interno del governo».

Tutte le osservazioni di Zanetti sono pertinenti. Manca però la più importante: cosa faceva in consiglio dei ministri mentre si approvavano le norme? Ha segnalato la clamorosa ingiustizia che si stava ponendo in atto nei confronti dei lavoratori? O ha fatto buon viso a cattivo gioco lamentandosi solo dopo l’uscita di Ichino e la risposta di Poletti e Madia? Scelta Civica, piuttosto attenta quando si tratta di inviare collaboratori e amici nei CdA degli enti (quelli che sì, nei giorni dispari sono uno spreco clamoroso da cancellare), sembra invece distratta in CdM: le modifiche al regime dei minimi prima, le regole sul Jobs Act poi. Tutto dimostra che non si accorgono di quello che accade. I cani che dovevano fare la guardia al liberalismo nel governo Renzi sono diventati animali da compagnia. Anche se ogni tanto abbaiano. Giusto per ricordare agli elettori come si fa.

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