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Viktor Orbán e la storia delle sanzioni all’Ungheria

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Domani, mercoledì 12 settembre, l’assemblea plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo dovrà decidere se avviare contro l’Ungheria la procedura per violazione dello Stato di diritto, prevista dall’articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea, per contrastare una minaccia ai valori fondanti dell’Ue, tra cui il rispetto della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. Per l’approvazione della proposta di iniziativa legislativa redatta dall’eurodeputata dei Verdi, Judith Sargentini serviranno i due terzi dei voti espressi ed una maggioranza assoluta dei deputati, almeno 376 (esclusi gli astenuti).

La reazione di Viktor Orbán al rapporto Sargentini

Oggi il primo ministro ungherese Viktor Orbán è a Strasburgo ed è intervenuto (arrivando in ritard0) in Aula durante la discussione. Qualche ora fa aveva denunciato su Facebook la proposta di avviare un procedimento di sanzioni contro l’Ungheria spiegando che sarebbe andato a Strasburgo «per difendere l’Ungheria e il popolo ungherese contro accuse ingiuste e bugie». Orbán ha scritto anche che «I rappresentanti a favore della migrazione hanno la maggioranza al Parlamento europeo. La verità è che la sentenza è già stata scritta».

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I toni tenuti dal premier magiaro in Aula hanno confermato la linea annunciata via social.  Prima di prendere la parola Orbán ha più volte interrotto l’intervento della relatrice Sargentini. Secondo Orbán il rapporto sulla situazione in Ungheria redatto dalla relatrice Sargentini, «insulta l’Ungheria», utilizza «due pesi e due misure» e “va oltre le competenze» del Parlamento Europeo.

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«State stigmatizzando un Paese, condannando una nazione» ha continuato il primo ministro ungherese  che ha rigettato le accuse di mancanza di rispetto della democrazia sostenendo che il fatto che si tengano elezioni è sufficiente. Orbán però non ha risposto nel merito delle accuse contenute nel rapporto. Ha poi battuto il tasto tanto caro al suo amico Matteo Salvini: «Siamo franchi tra di noi, l’Ungheria verrà condannata perché il popolo ha deciso che non diventerà un Paese per migranti. Qualunque sia la vostra decisione, l’Ungheria non accetterà questo ricatto. Proteggeremo i nostri confini e decideremo noi con chi vivere». All’Ungheria viene contestato il lancio dell’iniziativa denominata «stop Bruxelles» per sollecitare misure anti immigrati e anti Ue. C’è poi la famigerata legge «anti Ong» che obbliga le organizzazioni umanitarie non governative ad applicare una etichetta «organizzazione finanziata dall’estero» sulle loro iniziative e pubblicazioni. La riforma dell’Università invece avrebbe ostacolato l’attività di alcuni atenei privati tra cui quello di George Soros che il primo ministro oggi definisce senza mezzi termini un pericolo per il Paese (ma in passato Orbán non ha avuto alcun problema a farsi finanziare dalla Open Society). Ci sono infine contestazioni a proposito di leggi che  leggi che mettono a rischio l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa

Chi voterà per le sanzioni all’Ungheria?

Forza Italia (che fa parte del PPE) ha annunciato che voterà contro la proposta di comminare sanzioni all’Ungheria. Ma il leader del PPE a Strasburgo Manfred Weber ha invece  preannunciato il sì dei popolari europei alle sanzioni: «Se non ci sarà la disponibilità a risolvere tutti i problemi da parte del governo ungherese, si farà scattare l’articolo 7.1». Una dichiarazione di voto da parte del presidente del PPE è attesa entro questa sera ma pare che una maggioranza del gruppo del Partito Popolare Europea – che è il gruppo più numeroso a Strasburgo – sia pronta a votare a favore della procedura d’infrazione. Anche Fidesz il partito di Orbán è membro del PPE e questo è “un problema” per il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Ma per la Commissione in Ungheria non ci sono minacce “sistemiche” allo stato di diritto come invece accade in Polonia (altro paese del gruppo di Visegrad). Nei confronti di Varsavia la Commissione ha già avviato una procedura simile ma sarebbe la prima volta che verrebbe attivata su raccomandazione del Parlamento Europeo.

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La Lega voterà in difesa dell’Ungheria perché «l’Europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi» ma in realtà l’Europarlamento può mettere “sotto processo” l’operato di un governo se non rispetta quanto previsto dai Trattati Europei. La delegazione europea dell’alleato nel governo gialloverde voterà invece a favore della proposta. Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che voterà a favore delle sanzioni ma per Salvini questo non rappresenta un problema per la tenuta della maggioranza: «ognuno è libero di scegliere cosa fare: la Lega in Europa sceglie la libertà», ha dichiarato il leader del Carroccio. Il M5S ha voluto però fugare ogni dubbio sullo stato di grande confusione mentale: «questa Europa ipocrita. Per noi Orban, Macron, Merkel e Junker sono fatti della stessa pasta. Hanno lasciata sola l’Italia perché non aprono i loro porti e non accettano i ricollocamenti dei migranti. Il M5s è in Europa per difendere gli interessi degli italiani!». Chissà che i pentastellati non vadano a lamentarsi proprio con Salvini e soprattutto con il premier Conte, che sostiene la teoria della ripartizione dei migranti su base volontaria. L’europarlamentare dell’UKIP Nigel Farage ha invitato l’Ungheria a entrare a far parte del “brexit club” e ha spiegato all’Europarlamento che l’Ungheria si  è dotata di misure per limitare l’influenza dell’antidemocratico George Soros. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato (un po’ a sorpresa) che i popolari viennesi voteranno a favore. Il centrosinistra (Socialisti e Democrati e i Verdi) ed i liberali europei voteranno a favore della richiesta di sanzioni. I parlamentari del partito di Theresa May invece voteranno a difesa dell’Ungheria, a dimostrazione di chi sono quelli che vogliono spaccare l’Europa. Qualora la proposta venisse approvata l’Ungheria potrebbe perdere il diritto di voto in seno al Consiglio Europeo.

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