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Perché quelli che vogliono fermare l’invasione degli stranieri per aiutare la Nazionale italiana sbagliano

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Matteo Salvini è un politico famoso per avere soluzioni semplici a problemi complessi. Ma anche il padano Salvini si scopre italiano di fronte all’eliminazione della Nazionale da parte della Svezia. Se il nostro è un Paese famoso per avere sessanta milioni di commissari tecnici il leader leghista non fa eccezione e ieri a pochi minuti dalla fine della partita di Milano ha cinguettato la sua soluzione. In Italia ci sono troppi stranieri in campo. La soluzione? Serve dare più spazio ai ragazzi italiani e bisogna fermare l’invasione.

Salvini contro l’invasione dei giocatori stranieri

A voler essere onesti bisogna dire che l’Italia è stata eliminata perché ha giocato male sia all’andata che al ritorno. Ci sono molte ragioni, una su tutte è la fine di un ciclo per alcuni dei “senatori” della Nazionale in campo ieri sera a Milano. Non bisogna dimenticare che l’anno scorso agli Europei l’Italia ha battuto i campioni uscenti della Spagna agli ottavi di finale degli europei ed è stata eliminata – ai rigori – ai quarti dalla Germania. Quattro anni prima, nel 2012, l’Italia era arrivata seconda agli Europei. Se con la Svezia è stata colpa degli stranieri come ha fatto a mantenere un rendimento simile, almeno a livello europeo?
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Non è evidentemente una questione che Salvini ha intenzione di affrontare. Lui al limite sperava di poter andare a salutare l’amico Putin ai mondiali di Russia 2018 e vedere quanto bene sono venuti gli stadi fatti costruire da manodopera nordcoreana che lavora in condizioni di schiavitù. Ma per colpa dell’invasione straniera non potrà farlo. Peccato. Ma quanto c’è di vero in quello che dice il Ruspa? È davvero colpa degli stranieri che giocano nel nostro campionato? Se ci fossero più italiani a giocare in Serie A avremmo una nazionale più forte?
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Salvini dimentica, come sempre, qualche dettaglio. Ad esempio che quando l’Italia ha vinto il Mondiale nel 2006 la situazione non era poi così diversa da quella attuale. Addirittura in Nazionale giocava un certo Camoranesi, che era un “oriundo”: un giocatore nato all’estero e naturalizzato italiano. Anzi: oggi in serie A c’è l’obbligo di inserire in rosa almeno otto giocatori cresciuti in un vivaio italiano (che però non significa di nazionalità italiana). Nel 2006 quest’obbligo non c’era. Salvini e il suo vice Giancarlo Giorgetti  sono tornati oggi sull’argomento e hanno spiegato che «dopo il disastro di ieri della nazionale diventa prioritario realizzare la nostra proposta affinché il 20% dei fondi dei diritti tv vada a chi valorizza i nostri ragazzi che arrivano dalle giovanili. Basta con l’infornata di stranieri secondo il principio che il primo che arriva si prende perché costa poco».

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La draghetta degli irriducibili della Lazio ci spiega cosa succede a trascurare gli italiani

Che questi ragionamenti li faccia Matteo Salvini, che ha pure la possibilità di godere dei biglietti gratis per andare a vedere le partite del “suo” Milan, ci dà la misura di dove la Lega voglia arrivare in nome dell’odio contro gli stranieri. Per Giorgia Meloni invece l’eliminazione è quello che succede “se punti tutto sugli stranieri e trascuri gli italiani“, quasi che il calcio italiano sia una sorta di azienda pubblica o debba essere sovvenzionato dallo Stato (come ad esempio i disoccupati) e non debba sottostare alle regole di mercato. Il tutto senza tenere conto delle proprietà di alcune importanti squadre italiane e della loro quotazione in borsa.

Quanti italiani servono per andare al Mondiale? Ventidue

Questa proposta avrebbe come vantaggio quello di avere la prima e la seconda categoria, quelle superiori e forse pure la ex serie C piene di italiani (attualmente la percentuale di stranieri nella ex Serie C è intorno al 10-20%). C’è un problema: se quei giocatori sono in Serie C o nelle serie inferiori è perché non sono giocatori da Nazionale. Non è importante il numero totale di giocatori italiani, è sufficiente che ce ne siano 22 (ventidue) che di livello internazionale in grado di giocare ai Mondiali o agli Europei.

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Fonte: Transfermarkt.it

Il calcio è uno sport e le competizioni sportive sono – fatti salvi i casi di truffe e combine – fortemente meritocratiche. Vince il migliore in campo a prescindere dalla nazionalità. Spesso e volentieri per essere i migliori non basta essere italiani.

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Fonte: Transfermarkt.it

Un altro aspetto che Salvini fa finta di ignorare è che la situazione italiana è comune a molti campionati nazionali europei. In Germania la percentuale di giocatori stranieri che militano in Bundesliga (52,7%) è in linea con quella della nostra Serie A (53,3%). Percentuale che scende al 23% quando si guardano le presenze di stranieri in Serie B. Eppure la Germania ha negli ultimi anni vinto un Mondiale e un Europeo. Come è stato possibile?

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Fonte: Transfermarkt.it

Il Portogallo, nazione che calcisticamente non ha la storia e il palmares dell’Italia, ha vinto lo scorso anno gli Europei e la percentuale di giocatori stranieri nella Liga Nos è addirittura superiore (57,7%).

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Fonte: Transfermarkt.it

Anche in Spagna – che spesso è citata come modello – La Liga ha una alta percentuale di giocatori di origine straniera (42,8%). Tutte queste nazioni si sono qualificate alla fase finale dei Mondiali 2018. Evidentemente il problema non è solo la presenza di stranieri. E la Svezia? In Svezia, ci dicono le statistiche, solo il 33% dei giocatori della massima serie – la Allsvenskan – è di origine straniera. Ma la ragione in questo caso è un’altra: gli stipendi e gli ingaggi sono più bassi (oltre al fatto che il campionato non è tra i migliori in Europa) e quindi gli stranieri sono meno invogliati a giocare nel paese scandinavo.

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Fonte: CIES

Se guardiamo le statistiche del CIES vediamo come molte delle nazioni UEFA qualificate per Russia 2018 siano in cima alla classifica di quelle che hanno un’alta percentuale di giocatori “espatriati”. Per amore di precisione il CIES definisce tra gli “expatriates” anche i giocatori di origine straniera che sono cresciuti nei vivai italiani mentre non considera “expatriates” i giocatori stranieri che sono cresciuti calcisticamente nella nazione di cui fa parte il team per cui giocano. Ma come si può vedere le percentuali sono solo leggermente differenti da quelle di Transfermarkt che invece calcola il numero di giocatori stranieri in ogni campionato. Belgio, Inghilterra e Portogallo hanno tutte una percentuale maggiore di giocatori stranieri, eppure sono riuscite a qualificarsi lo stesso. Non è andata così bene invece per Israele, Ucraina e Serbia, che sono rimaste fuori. Segno che la qualità espressa da una nazionale non è in rapporto al numero di stranieri che lavorano nei rispettivi campionati nazionali.
Foto copertina via Repubblica.it