Opinioni

Il governo del cambiamento che fa impallidire Berlusconi

Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera, segnala oggi in un commento sul quotidiano l’incredibile atteggiamento di Matteo Salvini, che accusa di eversione i giudici della Corte di Cassazione, e l’altrettanto incredibile colpo di sonno che sembra aver colpito il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il quale non ha aperto bocca di fronte alle parole del suo collega ministro

Lo strappo non «solo» di un segretario di partito, ma addirittura di un ministro dell’Interno che — alla faccia del «governo del cambiamento», e facendo impallidire persino il Berlusconi d’annata — proclama che i giudici della Corte suprema italiana non sono imparziali ma, mossi da pregiudizio personale, abusano della propria funzione per perseguire finalità politiche tecnicamente eversive quali quella (attribuita loro da Salvini) di «mettere fuori legge per sentenza» un partito votato da milioni di cittadini.

Solo la narcosi imperante può far sorvolare sul fatto che Salvini minacci «querele a chi mi tira in ballo», ma non si faccia scrupoli ad attribuire ai giudici della Cassazione la commissione di un reato; o che scarichi su «chi c’era prima di me 10 anni fa» nella Lega, ma intanto a Milano non sporga contro «chi c’era 10 anni fa» la querela indispensabile a non fare estinguere in Appello un’altra condanna di Bossi e Belsito per aver usato soldi del partito a fini privati.

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Giusto per dare un’idea dell’ondata di ridicolo in cui Salvini ci porta con la complicità degli ex onesti del MoVimento 5 Stelle, L’Anm in una nota della giunta oggi è costretta a dire quello che in una democrazia normale dovrebbero dire il ministro della Giustizia e il presidente del Consiglio: “I magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, né perseguono fini politici”. Ed “evocare un possibile intervento del Capo dello Stato nella vicenda risulta essere fuori dal perimetro costituzionale”.

Ma è forse più impellente domandare al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dirigente di quel Movimento 5 Stelle che da sempre dichiara di fondarsi sulla «legalità», se iscriva le parole  di Salvini in quei«principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura» che il Guardasigilli pochi giorni fa prometteva al Csm di voler consolidare.

E poiché tace pure la presidenza del Consiglio, titolare dell’interesse dei cittadini a contare su giudici imparziali (e perciò parte civile nei processi a toghe imputate d’aver svenduto la propria funzione), anche Giuseppe Conte alimenta un dubbio: sui giudici italiani il premier“avvocato degli italiani” la pensa come il suo ministro dell’Interno?

Purtroppo però è assolutamente comprensibile il silenzio di Conte e Bonafede mentre Salvini accusa i magistrati di eversione: siccome il patto di governo si regge sulla Lega e senza quel patto entrambi tornerebbero a casa, meglio tirare a campare che tirare le cuoia (cit.).

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