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Carola Rackete indagata (ma – sorpresa! – non per il decreto sicurezza bis)

carola rackete sea watch lampedusa

La capitana della Sea Watch Carola Rackete è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale. Dalla procura sottolineano che è un atto dovuto dopo l’informativa della Guardia di finanza trasmessa agli uffici giudiziari di Agrigento.

Carola Rackete indagata: cosa succede ora

In realtà però ci sono buone probabilità che le due contestazioni non portino a nulla. L’avvocato Giorgio Bisagna, esperto di diritto dell’immigrazione. difese il presidente dell’associazione umanitaria Elias Bierdel e il comandante della nave Cap Anamur, Stefan Schmidt che, nel 2004, dopo aver soccorso un gruppo di migranti in mare, disobbedì al divieto di ingresso in acque italiane e attraccò a Porto Empedocle. I due vennero arrestati e processati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, insieme al primo ufficiale Vladimir Dachkevitce, ma furono assolti. “La legge italiana – ha ricordato Bisagna – e le norme internazionali impongono l’obbligo di prestare soccorso a chi si trova in pericolo in mare“.

In realtà, come ha spiegato Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, Salvini avrebbe voluto far scattare subito il sequestro della nave e quando si è capito che la magistratura non avrebbe disposto alcun provvedimento, si è deciso di approfondire la possibilità di arrivare al «fermo amministrativo». Una misura che potrebbe essere firmata anche oggi:

Secondo il decreto sicurezza «in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, notificato al comandante» scatta la multa da 10 mila a 50mila euro ed è quello che Sea Watch dovrà pagare per non aver rispettato l’intimazione a rimanere nelle acque territoriali dopo che l’Italia aveva negato il rilascio del Pos (il permesso a entrare nel porto sicuro). Lo stesso provvedimento prevede però che «in caso di reiterazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare».

Alcuni giuristi ritengono che la «reiterazione» si riferisca ad episodi diversi, mentre al Viminale si pensa sia sufficiente quanto accaduto ieri pomeriggio, quando la nave — dopo essere rimasta per ore alla fonda davanti al porto di Lampedusa — ha acceso i motori e si è ulteriormente avvicinata. «In questo modo ha ulteriormente forzato il blocco», dicono. Proprio su questo potrebbe essere consegnata al prefetto di Agrigento anche una relazione di servizio della Guardia di Finanza che è salita a bordo proprio per convincere la comandante a desistere, paventando la possibilità di una soluzione imminente. Nell’informativa verrebbe confermato il tentativo di ingresso creando così le condizioni per mettere i sigilli.

Il decreto sicurezza bis e il sequestro della Sea Watch 3

Alessandra Ziniti su Repubblica oggi disegna invece un altro scenario che comprende l’utilizzo del decreto sicurezza bis, che sarebbe però un’arma spuntata:

Salvini ha infatti compreso che, diversamente da quanto ha dichiarato, il pallino non è nelle mani della magistratura ma del prefetto, sua diretta emanazione. E infatti la Procura di Agrigento sta a guardare. Di più: il decreto sicurezza-bis ha paradossalmente alleggerito le pene per le navi Ong che dovessero violare i divieti di ingresso.

La condotta che prima era sanzionata penalmente adesso viene punita solo con una multa e con la confisca della nave, ma solo in caso di reiterazione del reato (e qui siamo alla sua prima applicazione). Dunque Carola Rackete potrebbe sbarcare i migranti, beccarsi la multa e portarsi via la nave.

Intanto Sea Watch attende una soluzione. “La nave deve entrare, ma non vogliamo farlo senza collaborazione, coordinamento e supporto delle autorita’. La nave è grande e la struttura portuale di Lampedusa è piccola, c’è molto traffico”, dice Giorgia Linardi, portavoce Sea Watch, in collegamento video da Lampedusa dalla Stampa Estera. “Finché non arrivano a compiere atti disperati o a sentirsi veramente male – spiega Linardi- non hanno il diritto di toccare terra. Abbiamo il dovere di portare queste persone a terra” .

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