Opinioni

Un napoletano fatto fesso da un milanese

Li presentano come il Gatto e la Volpe, o come Totò e Peppino, ma lo sviluppo degli eventi sembra dire altro… La storia parte con il ‘patto di governo’, in barba agli insulti che reciprocamente i due si scambiavano fino a poche settimane prima, tra i signori Luigi di Maio da Pomigliano d’Arco (Napoli) e Matteo Salvini da Milano. La storia dei primi mesi di nozze tra il cervello napoletano e quello milanese procede a gonfie vele, tra annunci (poi ritrattati), promesse (poi non mantenute) e grandi campagne di marketing. Da qualche settimana però il “governo del cambiamento” sembra sempre più soggetto ad un “cambiamento del governo” nella sua struttura ed equilibrio delle forze: il campione partenopeo che si era seduto al tavolo della trattativa ‘forte’ del 32% di voti in capo alla lista M5S, col campione meneghino che aveva raccolto il 17% con la lista Lega, sembra essere alquanto in ambasce.

Come ogni governo nuovo, un po’ ovunque nel mondo, anche quello della coalizione gialloverde sta ancora godendo di una prima fase di aumento del consenso, chiamata in genere “luna di miele”. Questo aumento di consenso però l’ha preso tutto il milanese Matteo, l’alleato di minoranza del napoletano Luigi. Il fatto è che partendo da basi elettorali diverse hanno impiegato entrambi -forse per inesperienza e mancanza di lucidità- molto tempo prima di puntare al centro presidiando l’area meno estrema e massimalista (sulla quale si era invece fatto leva nella nota campagna elettorale che premiava i migliori spacciatori di bufale), che è ampia ed in forte crisi di rappresentanza, oggi nel paese. Il meno lento a capirlo ed a reagire pare essere stato Matteo il milanese, che addirittura la scorsa settimana si è scoperto accomodante con Bruxelles ed i parametri europei (non più da sforare, ma da “sfiorare”). Si è mostrato un abile trasformista mentre Luigi il napoletano è finito un po’ all’angolo in questo “cambiamento del governo”.


Nel frattempo i compagni di Movimento (il duo Fico & Di Battista) hanno iniziano ad agitarsi, vedendo che le vicende su Ilva, TAV, TAP e NoGronda in un modo o nell’altro hanno finito per girare male. Il M5S è una forza anti-sistema ed è un vero guaio essere diventati il “sistema”, con la difficoltà di trovarsi a dover avanzare proposte logiche e sostenibili con una carenza di persone capaci per la scelta di valorizzare “uno vale uno”; la base elettorale ne esce un po’ confusa. Se iniziasse ad unire i puntini, Luigi il napoletano scoprirebbe che sta perdendo forza nella coalizione (il suo alleato “pesava” la metà di lui ed ora i sondaggi dicono che lo ha superato), sta perdendo parte dell’elettorato (poca, ma in luna di miele sarebbe dovuta salire) ed ha robuste pulsioni (es. Taranto e Roma) dentro il Movimento. Per lui, insomma, sembra mettersi male.

La cosa da non fare ora è puntare tutto su una cosa articolata e pure poco chiara e percorribile come lo sventolato “reddito di cittadinanza”, che era buono per le urne, ma duro da tenere nei numeri della realtà. Se Luigi il napoletano insiste finisce per giocare la parte dell’irresponsabile, cadendo nel tranello di Matteo il milanese, che viceversa ha –con un’accorta virata- saputo convergere al centro, vestendosi da uomo forte, ma saggio e più equilibrato. Invece Luigi che fa? Se ne esce con una bella minaccia e tragicomica presa di posizione: “10 miliardi di euro per il reddito cittadinanza subito oppure ci saranno problemi nel governo” alludendo al ministro Tria ed ai cordoni della borsa (vuota) da allargare. Il ministro arriva giustamente a dire “se il problema sono io mi dimetto”: se Matteo il milanese saprà giocarsi le carte con dichiarazioni rassicuranti pro-Tria, Luigi il napoletano si ritroverà clamorosamente gabbato dall’amico e dovrà solo trovare un posto dove andare a nascondersi.

ha collaborato Antonluca Cuoco

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