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«Salvini e Bonafede indagati per il video su Cesare Battisti»

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Il Giornale scrive oggi in un articolo a firma di Francesca Fagnani che Matteo Salvini e Alfonso Bonafede sono indagati per il video-gogna su Battisti. Il reato, come si raccontava parlando dell’esposto della Camera Penale di Roma, è quello previsto dall’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica” e quella prevista dall’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità” .

 

«Salvini e Bonafede indagati per il video su Battisti»

Si parla quindi dell’immonda sceneggiata del 14 gennaio, quando sulla pagina Facebook del ministro della Giustizia venne pubblicato un video che mostrava la coppia Salvini-Bonafede (quest’ultimo in divisa della polizia penitenziaria) e che partiva con una serie di cinque fotografie, all’inizio, e una ventina circa di spezzoni video montati a costruire il racconto della giornata. Dall’arrivo di Battisti, alla sua presa in consegna da parte delle forze dell’ordine, con il prelievo delle impronte digitali, fino alla sua partenza in aereo verso il carcere di Oristano. Il video era accompagnato da un brano musicale, Ether di Silent Partner, che è libero dal copyright.

Per il loro comportamento, a seguito di una denuncia, è stato aperto un fascicolo presso la Procura di Roma, che ha deciso di fare domanda di archiviazione depositandola presso il Tribunale dei ministri, che potrebbe anche respingerla come è successo per il caso Diciotti.

Secondo la Procura di Roma Bonafede e in concorso con lui Salvini, avrebbe violato la legge per la mancata adozione delle opportune cautele dirette a proteggere le persone in arresto dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità. A mettere nei guai il ministro della Giustizia sarebbe stato proprio questo video – realizzato con toni trionfalistici e propagandistici in cui Battisti veniva esibito come un trofeo nel passaggio e nella consegna tra le varie forze dell’ordine. Tuttavia per i magistrati romani il fatto non costituisce reato perché mancherebbe il dolo e il vantaggio patrimoniale.

 

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Bonafede e Salvini indagati: la notizia che i ministri hanno dimenticato di far sapere

Scrive il Giornale che sia Salvini che Bonafede sono stati avvertiti dell’indagine nei loro confronti ma né l’uno né l’altro hanno detto una parola in pubblico sulla vicenda. Il sindacato dei penalisti romani, presieduto da Cesare Placanica, nell’esposto segnalava che si sarebbero potuti configurare alcuni reati tra quali quello previsto dall’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica” e quella prevista dall’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità” .

La legge italiana proibisce di pubblicare l’immagine di una persona ammanettata. Il codice di procedura penale stabilisce infatti (all’art. 114 co. 6 bis) che “E’ vietata la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”. Le parti del video in cui il terrorista è ripreso mentre viene trattenuto per le braccia dagli agenti non dovrebbero comunque costituire una violazione dell’articolo del codice di procedura penale che abbiamo citato, anche secondo una consolidata giurisprudenza: il motivo è che non sono visibili manette o altri mezzi di coercizione fisica. In questo caso, dunque, non sembra si possa parlare di una violazione della legge.

Il comma 4 dell’articolo 42 bis invece stabilisce che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, nonché per evitare ad essi inutili disagi”. E qui la violazione della norma appare innegabile. Non solo non sono state prese le “opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità”, ma è stato fatto l’esatto contrario. In uno spezzone del video – al minuto 2.10 – si vedono anche due coppie di agenti, la prima della Polizia di Stato e la seconda della Polizia Penitenziaria, scambiarsi il prigioniero e farsi ritrarre in favore di telecamera.

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