La macchina del funky

Il rosso di 9 milioni nel bilancio del PD

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Il Partito Democratico ha un bilancio in rosso di nove milioni di euro. E i 184 dipendenti andranno in cassa integrazione a rotazione tra settembre e ottobre. Claudio Bozza sul Corriere della Sera riepiloga oggi i numeri dei conti del Partito Democratico, vessato dalla cancellazione del finanziamento pubblico e anche dai tanti soldi buttati spesi per la campagna del referendum del 4 dicembre.

Così la crisi occupazionale, quella che ogni giorno costringe decine di fabbriche a chiudere, sfonda per la prima volta il portone del Nazareno, quartier generale dei democratici. Qui, in un palazzo del Seicento che ospitò la più antica scuola di Roma, lavorano i 184 dipendenti del Pd. E tutti, a rotazione, tra settembre e ottobre, finiranno in cassa integrazione. Una extrema ratio che Francesco Bonifazi, tesoriere nazionale del partito, era riuscito a rimandare più volte, in accordo con il segretario Matteo Renzi. Ma adesso, per evitare il rischio di un pericoloso collasso finanziario, il piano lacrime e sangue non è più posticipabile.
Al Nazareno sono lontani i fasti del tesoretto da 150 milioni del 2008 con Veltroni, frutto della fusione dei patrimoni di Ds e Margherita. In appena due anni, però, all’epoca in cui il segretario era Franceschini, il partito si ritrovò con una voragine di circa 50 milioni. È appunto la conseguenza dei «costi strutturali», con troppi dirigenti e funzionari che, oltre agli stipendi dei normali impiegati, incassano oltre 100 mila euro l’anno. E sono stati riscontrati pure numerosi casi di assenteismo, che tre anni fa costrinsero lo stesso Bonifazi a introdurre l’obbligo di timbrare il cartellino.

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La lettera agli italiani all’estero di Matteo Renzi sul referendum (fonte)

In più ci sono altri problemi ad aggravare il rosso: i contributi mancanti degli eletti e la chiusura dei rubinetti dei finanziatori dopo la caduta di Renzi:

A peggiorare il quadro ci si sono messi pure i parlamentari, sempre di più, che non rispettano il dovere verso il proprio partito: i contributi degli eletti sono infatti crollati dai 10 milioni del 2015 ai 6,6 del 2016. Negli ultimi tre anni, molte delle spese vive del Pd erano state coperte dalla Fondazione Open, forziere e braccio operativo dell’attività politica di Renzi, ma dopo che quest’ultimo ha perso Palazzo Chigi, i grandi finanziatori hanno chiuso i rubinetti.

E tra poco ci sarà un’altra campagna elettorale da sostenere.

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