Opinioni

I 67mila euro dati dal PD a Jim Messina per vincere il referendum

Noi ridiamo e scherziamo sul MoVimento 5 Stelle e Domenico De Masi e, per carità, ne abbiamo tutte le ragioni. Ma sempre a proposito di affaroni, non è possibile non segnalare anche questo meraviglioso trafiletto di Repubblica, che oggi ci annuncia il grande ritorno di Proforma al vertice della macchina comunicativa del Partito Democratico ma ci segnala anche che il gruppo del PD al Senato ha speso ottocentomila-diconsi-ottocentomila euro per la campagna a sostegno del referendum, di cui ben 67mila sono andati in tasca a Jim Messina, il Re Mida all’incontrario che oltre a Renzi ha finora seccato Rajoy, Cameron e Theresa May.

Altra novità nella mini-rivoluzione della macchina comunicativa del Pd: Matteo Renzi torna ad affidarsi all’agenzia pugliese Proforma, che nel 2013 ispirò la campagna delle primarie con lo slogan “Cambiaverso”. Si tratta della terza mossa, dopo l’incarico di responsabile comunicazione a Matteo Richetti e il ritorno del primo portavoce Marco Agnoletti.
Intanto emerge, dal bilancio appena depositato, che il gruppo Pd al Senato ha speso oltre 800 mila euro per la campagna referendaria a sostegno della riforma costituzionale. Quasi 67 mila euro sono andati alla società di Jim Messina, il “guru” che curò la campagna di Barack Obama e fu arruolato per cercare – senza però riuscirvi – di far vincere il Sì.

jim messina
L’Espresso qualche tempo fa ricordava che per i guru americani l’Italia è terreno fertile di contratti ma non tanto di vittorie. E ricordava “l’ex consulente di Clinton (Bill), Stanley Greenberg, assoldato da Rutelli nel 2001; Karl Rove (il geniaccio repubblicano, braccio destro di George W. Bush) chiamato a dare una mano a Berlusconi nel 2006; David Axelrod (il vero mago della campagna di Obama 2008) con Mario Monti nel 2013”. Tutte sconfitte. Oh Jim! How could you treat me this way?