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Coronavirus: l’ipotesi di graduale riapertura dopo Pasqua

Per altre due settimane resterà tutto fermo. Ma si stanno ipotizzando diversi schemi nei vari ministeri, che ruotano dal 15 aprile appunto, al 4 maggio, quando potrebbero (ma non c’è alcuna conferma) forse riaprire le scuole. In quelle due settimane di aprile, alcune attività industriali collegate alle filiere agroalimentare e sanitaria potrebbero riaprire i battenti

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C’è una data segnata sul calendario delle istituzioni che lavorano al ritorno alla normalità dopo la quarantena legata all’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19. È quella del 15 aprile, ovvero subito dopo Pasqua. Per quella data, spiega oggi Carlo Bertini sulla Stampa,  forse comincerà a riaprire qualcosa in un paese chiuso a chiave a doppia mandata. A decidere saranno i comitati scientifici ma a frenare chi vuole far vedere subito agli italiani la luce in fondo al tunnel, racconta il retroscena, c’è un dato che gira nelle scrivanie dei governi di mezza Europa.

L’ipotesi di graduale riapertura dopo Pasqua

Si tratta di un dato coincidente: uno dei ministri che ha avuto modo di leggere queste analisi spiega infatti che «sui tavoli dei principali istituti sanitari nazionali circolano report scientifici di autorevoli università europee, secondo cui se si sbloccassero i lockdown prima del tempo si moltiplicherebbero le morti nel continente, da 100 a 500mila in ogni paese, a seconda della grandezza di ognuno. Numeri da terrore. Quindi ora c’è una cautela assoluta in tutti i governi».

Con queste premesse, si capisce meglio perché sottotraccia, senza poterlo pubblicizzare, nei ministeri si stia cominciando a predisporre un piano graduale di rientro alla normalità, per quando si verificherà una “conditio sine qua non”, messa in chiaro dagli scienziati: il rapporto tra positivi e contagiati deve scendere sotto «uno ad uno». Ovvero ogni persona infetta deve contagiare meno di un’altra persona in termini matematici. «Oggi siamo passati da un rapporto iniziale di 2,8 persone contagiate a sotto le 2 unità, dobbiamo scendere sotto il livello di 1», spiega un ministro. Insomma, c’è da aspettare.

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Coronavirus: i numeri del 29 marzo (Corriere della Sera, 30 marzo 2020)

Del resto lo dice chiaramente il virologo Fabrizio Pregliasco quale sia l’orizzonte. «Si conferma un trend di rallentamento dei casi, ma il blocco deve continuare fino a metà aprile». Ma attenzione: si parla di una riapertura parziale di alcune fabbriche, molto contingentata. Non della libera circolazione delle persone. Al ministro Speranza, che stoppa chi come Renzi ipotizza una ripresa il 4 aprile, nei conversari privati fanno eco altri big del Pd, a cominciare da Dario Franceschini. Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha fatto capire come le misure prese fino al 3 aprile verranno prorogate.

Dunque, fermo restando che per altre due settimane resterà tutto fermo, si stanno ipotizzando diversi schemi nei vari ministeri, che ruotano dal 15 aprile appunto, al 4 maggio, quando potrebbero (ma non c’è alcuna conferma) forse riaprire le scuole. In quelle due settimane di aprile, alcune attività industriali collegate alle filiere agroalimentare e sanitaria potrebbero riaprire i battenti: quelle per intenderci chiuse con l’ultima serrata decisa dal governo, che sono ferme da una settimana. Come la meccanica, o la logistica.

La riapertura condizionata e per fasce d’età

Proprio Pregliasco ha spiegato ieri all’ANSA che le attuali misure di rigore ed isolamento “saranno necessarie ancora per settimane, ma quando si avrà la riapertura del Paese sarebbe opportuno effettuarla gradualmente per quanto riguarda le aziende, sulla base dell’utilità sociale delle produzioni”. La riapertura di aziende, attività e scuole, afferma Pregliasco, “va naturalmente pianificata e non potrà essere da un giorno all’altro, non si potrà cioè tornare istantaneamente alla vita normale”. Allo stesso modo dovranno cambiare le nostre abitudini ed atteggiamenti: “In casa, insieme ai cerotti, dovremo avere anche le mascherine e nella vita di tutti i giorni non potremo non considerare il distanziamento sociale”. In generale, “bisognerà immaginare la riapertura del Paese con gradualità, valutando le singole tipologie di attività e facendo in modo che le aziende possano organizzarsi anche da un punto di vista di precauzioni sanitarie e di procedure di distanziamento”. In altri termini, chiarisce l’esperto, “la riapertura delle aziende credo vada considerata caso per caso, dotando i lavoratori delle protezioni necessarie e sulla base dell’utilità sociale delle singole produzioni”. Importante, secondo il virologo, è pure “considerare uno scaglionamento per fasce di età con l’obiettivo di avere maggiore precauzioni per le fasce di popolazione più anziana o fragile. Queste categorie – conclude – dovrebbero essere le ultime ad abbandonare la misura del’isolamento sociale”.

Coronavirus: l’andamento dei contagi nei paesi europei (Corriere della Sera, 29 marzo 2020)

Intanto anche Donald Trump accantona l’idea di riaprire gli Stati Uniti per Pasqua e annuncia che le attuali linee guida per il contenimento del virus resteranno in vigore fino al 30 aprile, un mese in più del previsto. E questo perché il picco dei decessi negli Stati Uniti si avrà in “due settimane” quindi proprio a Pasqua. Ma Trump guarda anche al di là degli States. A chi gli fa notare che la Russia e addirittura Cuba stanno aiutando l’Italia, Trump dice: “stiamo lavorando a stretto contatto con l’Italia”, dove il “tasso di mortalità è alto”, “la stiamo aiutando molto” con forniture e assistenza finanziaria, dice. “Stiamo lavorando con la Spagna. Stiamo lavorando con tutti”. Il presidente torna quindi a parlare degli Stati Uniti. “Allunghiamo le linee guida fino al 30 aprile per rallentare la diffusione. Non c’è nulla di peggio che dichiarare vittoria prima di aver vinto”, spiega Trump descrivendo il virus come una “piaga” e assicurando che gli Stati Uniti vinceranno la guerra. “Lo sconfiggeremo. Quello che voglio è riavere indietro la vita di prima negli Stati Uniti e nel mondo”, osserva il tycoon precisando comunque che le misure prese sono necessarie. “Se non le avessimo prese, a rischio c’era la vita di 2,2 milioni di persone. Speriamo ora che il numero sia quello di cui si parla” mette in evidenza. “Se potessimo limitarlo diciamo a 100.000, che comunque è un numero orribile”, si potrebbe dire che si è fatto un “buon lavoro”, aggiunge Trump sollevando dubbi sull’elevato uso di mascherine negli ospedali. Rivolgendosi ai giornalisti nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump li invita a “indagare sul volume di mascherine usate, su dove queste vanno a finire. Come si fa a passare da 20.000-30.000 mascherine a 300.000 a settimana?”. Plaude alla decisione di Trump di estendere le linee guida sul distanziamento sociale Anthony Fauci, il maggiore esperto americano di malattie infettive. “E’ una mossa saggia e prudente”, spiega il ‘virologo in chief’ ribadendo che il coronavirus potrebbe causare negli Stati Uniti fra i 100.000 e i 200.000 morti. “Noi stiamo lavorando affinché questo non accada”, aggiunge Fauci. Trump chiude guardando avanti, con un messaggio di speranza. “Per l’1 giugno saremo sulla strada della ripresa”. E, comunque, “sono pronto a fare tutto il necessario per salvare vite umane e l’economia”.

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