Economia

DPCM soccorso alimentare: i buoni spesa e i pacchi di cibo in 8mila Comuni

L’ordinanza sui buoni spesa in vigore da oggi. L’80% – 320 milioni – andrà ripartito in base alla popolazione residente; il 20% (80 milioni) secondo la distanza tra il valore del reddito pro-capite di ciascun comune e il valore medio nazionale

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Il DPCM Soccorso Alimentare del governo Conte prevede buoni spesa e pacchi di cibo che i Comuni dovrebbero distribuire alle famiglie più povere. E l’ordinanza della Protezione Civile per la solidarietà alimentare alle famiglie, ieri arrivata alla Ragioneria dello Stato per la bollinatura, dovrebbe entrare in vigore da oggi distribuendo 400 milioni di euro a ottomila comuni.

DPCM soccorso alimentare: i buoni spesa e i pacchi di cibo in 8mila Comuni

Spiega oggi il Corriere della Sera che l’80% – 320 milioni – andrà ripartito in base alla popolazione residente; il 20% (80 milioni) secondo la distanza tra il valore del reddito pro-capite di ciascun comune e il valore medio nazionale.

Il contributo minimo «non» sarà «inferiore a 600 euro». Con i soldi i Comuni acquisiranno i buoni spesa per comprare i generi alimentari destinati alle famiglie o direttamente i beni. Per la distribuzione ci si avvarrà dei volontari del Terzo Settore. Ammesse anche donazioni dai privati. Saranno i tecnici dell’Anci a definire l’importo dei buoni e la quantità assegnabile ad ogni nucleo. I servizi sociali individueranno i beneficiari: priorità alle famiglie che non ricevono già «un sostegno pubblico» (Reddito di cittadinanza o d’inclusione).

Racconta invece il Fatto Quotidiano che si va dai 15 milioni per Roma ai 7,2 per Milano, dai 5,1 per Palermo ai 574 mila euro per Crotone.

Saranno i Comuni a decidere la distribuzione. Potranno spendere i soldi erogando buoni spesa fino a 50 euro per nucleo familiare per l’acquisto di generi alimentari (la lista dei negozi dove spenderli verrà pubblicata online) o comprando direttamente generi alimentari e di prima necessità che saranno distribuiti dalle reti di volontariato e terzo settore che già operano con le amministrazioni. La platea dei beneficiari sarà invece individuata dai servizi sociali di ogni Comune, che dovranno selezionare tra “i nuclei familiari più esposti agli effetti economici”e tra quelli “in stato di bisogno”. La priorità andrà alle famiglie che non percepiscono già “un sostegno pubblico”, quindi prima a chi non riceve già il Reddito di cittadinanza o altri aiuti.

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L’immagine che spiega il DPCM Soccorso alimentare e i buoni pasto sulla pagina FB del Partito Democratico

Ieri Matteo Salvini e molti sindaci della Lega hanno attaccato con gli stessi argomenti il provvedimento, sostenendo che si tratta di sei o sette euro a testa ciascuno. In realtà non è così perché, come spiegato, si tratta di soldi che vanno soltanto ai più poveri.

Il bonus 600 euro, la CIG e il reddito di emergenza

Intanto da oggi si parte con le domande per la cassa integrazione, ordinaria o in deroga, fino a 9 settimane. Con la cassa in deroga verranno assistite anche le aziende con un solo dipendente. La cig in deroga prevede però un doppio passaggio, spiega il Corriere:

Le domande vanno presentate alle Regioni che, dopo averle accolte, le girano all’Inps, che a sua volta emette i decreti di pagamento. Per la cassa ordinaria, invece, l’interlocutore è solo l’Inps. Il governo promette che gli assegni (80% della retribuzione, ma con un massimale di 1.196 euro lordi al mese) arriveranno entro il 15 aprile, ma è evidente che ciò sarà possibile solo se le banche anticiperanno i soldi. Abi (associazione bancaria), sindacati e imprese stanno lavorando a una convenzione in questo senso.

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I nuovi provvedimenti allo studio per il decreto di aprile (Il Sole 24 Ore, 29 marzo 2020)

Da mercoledì sarà invece possibile chiedere all’Inps, con il pin semplificato, l’indennità di 600 euro per autonomi, professionisti, cococo, stagionali, lavoratori dello spettacolo. I professionisti delle casse privatizzate devono rivolgersi alla loro cassa. Infine c’è allo studio il reddito di emergenza (REM), ovvero un bonus da 600 euro per sei milioni di persone che vede ancora sul tavolo due ipotesi allo studio:

La prima prevede di estendere l’indennità di 600 euro, già prevista per autonomi e professionisti, anche a chi abbia lavorato per periodi molto brevi e ora si trovi senza occupazione. La seconda invece prevede una sorta di Reddito di cittadinanza light che non arriverebbe a 600 euro e verrebbe dato sulla base dell’Isee corrente. Il Reddito di cittadinanza vigente, infatti, non si presta all’emergenza attuale perché viene concesso sulla base dell’Isee (indicatore della ricchezza familiare) dell’anno scorso.

Potrebbe riguardare, dice il sottosegretario all’Economia, Pier PaoloBaretta, «tutti quelli senza reddito e senza ammortizzatori e potrebbe arrivare come erogazione di denaro o sotto forma di pagamento di bollette o affitti per un sostegno immediato». Lo stanziamento che si sta valutando per questa misura è di almeno un miliardo.

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