Economia

Renzi contro la disoccupazione se la prende comoda

Ieri un nuovo record ha bagnato l’epopea del #cambiaverso in Italia: il governo Renzi ha infatti potuto festeggiare la disoccupazione mai così alta in Italia , mentre gli economisti confermano che meglio del ragazzo di Rignano in Italia finora ha fatto soltanto Attila. Ciò nonostante, non un tweet è uscito dal sen del presidente del Consiglio per commentare i dati, mentre una nota congiunta di ieri tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia diceva che nei dati dell’Istat c’erano anche cose positive, come il calo degli inattivi (che in effetti è calato di ben 0,1 punti percentuali). Soprattutto: il refrain dei famigli renziani è che tutto questo cambierà con il Jobs Act. Ora, a parte che questa è una bufala, Enrico Marro sul Corriere della Sera di oggi fa notare che la legge è ancora in gran parte nei cassetti di Palazzo Chigi:

Abbiamo approvato il Jobs act, dicono ilpresidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ilministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Ma, aessere precisi, è stata approvata la leggedelega, che prevede almeno 5 decreti diattuazione, di cui solo due hanno fatto ilprimo dei due passaggi richiesti in Consigliodei ministri, il 24 dicembre. Sono trascorsedue settimane ma nessuno dei due schemidi decreto legislativo è stato ancoratrasmesso alle commissioni parlamentari.Né quello sul contratto a tutele crescenti néquello sugli ammortizzatori sociali che fuapprovato il 24 «salvo intese», cioè con unaserie di aspetti da verificare e che guardacaso è all’esame della Ragioneria generaledello Stato per il controllo delle coperture.

Insomma, se è vero (e non è vero, ma facciamo finta di credere alla propaganda renziana) che con il Jobs Act cambierà tutto e le imprese sono in attesa di quello per assumere, perché non velocizzare le procedure vista la situazione? Anche perché, spiega Marro, così si vedrà l’effettone del provvedimento sulla disoccupazione:

Quando i due schemi arriveranno in Parlamento, le commissioni di Camera e Senato avranno al massimo 30 giorni per il parere non vincolante, poi i provvedimenti saranno approvati definitivamente dal Consiglio dei ministri e, una volta pubblicati in Gazzetta Ufficiale, entreranno in vigore il giorno successivo. Il contratto a tutele crescenti, insomma, dovrebbe scattare verso la metà di febbraio; incentivando l’occupazione, dice il governo. Non soloperché esso consentirà di licenziare più facilmente i nuovi assunti, ma soprattutto perché le aziende beneficeranno per ognilavoratore assunto entro il 31 dicembre 2015col contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti di uno sgravio contributivo totale per tre anni, con un risparmio fino a 8.060 euro l’anno. Fino a quando il combinato disposto fra contratto a tutele crescenti, coni suoi vantaggi normativi, e i consistenti sgravi contributivi non sarà operativo, il mercato delle assunzioni resterà in stand by.

jobs act fregatura 1
La fregatura del Jobs Act: perché licenziare conviene (da La Repubblica su dati UIL)

Ovvero, al massimo si avrà un effetto sostituzione: «le imprese cominceranno cioè a trasformare i contratti a termine in contratti a tutele crescenti per alleggerire così il costo del lavoro». Con il corollario che se la decontribuzione comincia ad andare di moda, i 2 miliardi stanziati per il 2015 non basteranno e il governo si ritroverà con un buco nei conti:

Quest’anno il contratto a tutele crescenti servirà a ridurre le assunzioni con i contratti a termine e con le altre forme di flessibilità che, solo per il 2015, risulteranno meno convenienti. Mentre per vedere l’aumento dei posti di lavoro bisognerà aspettare la sola cosa che conta: la ripresa dell’economia. Come dicono gliimprenditori, un’azienda assume in più solose ha ordini da soddisfare. Lo stesso governo, del resto, prevede per il 2015 un’occupazione praticamente stabile (+0,1%)per salire a un + 0,5% nel 2016, se il Prodotto interno lordo aumenterà dell’1%.

Insomma, Renzi farebbe bene a sbrigarsi. Così tutti potranno apprezzare i suoi risultati.

Leggi sull’argomento: Jobs Act: l’inutile regalo di Renzi ai lavoratori