Attualità

Brunetta si arrabbia con Marco Travaglio per gli sfottò sull’altezza (e lo spread)

massimo giannini renato brunetta

Renato Brunetta scrive oggi una lettera al Fatto Quotidiano e al suo direttore Marco Travaglio per rispondere all’editoriale di ieri in cui lo si chiamava in causa per due motivi: il suo repentino cambio di verso sullo spread, che da complotto contro i governi (all’epoca di Berlusconi) si è tramutato in giusta valutazione del rischio-paese nei confronti dell’esecutivo gialloverde:

Caro (si fa per dire) direttore,
ho letto l’editoriale di ieri che Ella ha dedicato a due cose. Allo spread (alto) e alla mia statura (bassa). Come vede, cerco di prenderla spiritosamente, del resto la sua faccia mi aiuta. Sul primo tema ci ho scritto quattro libri, sul secondo potrei compilare un’enciclopedia su questa variante di razzismo, ne sono infatti destinatario da circa 60 anni.

Mi limito a constatare che, evidentemente, i cretinetti delle scuole elementari mi inseguono ancora tramite il loro compare che ha fatto carriera: complimenti. Non insisto, ma ci sono interessanti spiegazioni freudiane sui complessi di chi si appiglia alla statura altrui per compensare altre misure insoddisfacenti.

Quanto allo spread, che è argomento certo più rilevante, osservo che non ha alcun senso pretendere di sorprendermi in contraddizione. Lo spread del 2011 è tutta un’altra bestia, per origini, cause e finalità, di quello che si sta gonfiando in queste settimane. Allora partì una speculazione che prese avvio da una iniziativa della Deutsche Bank la quale, improvvisamente, si liberò di quasi tutti i titoli di Stato italiani, dando inizio alla tempesta perfetta. Come
ho analizzato con precisione millimetrica nel libro che Lei cita ma non ha letto, all’inizio l’unico scopo era quello di ricavarne profitti.

Su questo gorgo si innestò una spirale cospirativa che, in combinato disposto con le mire predatorie di grandi banche internazionali, provocò un innalzamento artificiale dello spread per far cadere un governo democraticamente eletto. Ho fornito ampie prove di tutto questo, e sono scientificamente esposte alla falsificazione popperiana: una sfida che rinnovo. Stavolta lo spread in crescita non è dovuto ad alcuna manovra speculativa. Non stiamo assistendo a vendite massicce di nostri titoli di Stato.

C’è, piuttosto, la legittima paura dei mercati dinanzi all’incertezza sul futuro politico, sociale, finanziario di un Paese in balia di un governo affidato a due forze populiste. Ciò che mi spinge a denunciare il pericolo dello spread è la difesa dei nostri risparmiatori. Nessuna contraddizione dunque. Mi viene in aiuto anche Aristotele, allorché formulo il principio di non contraddizione: “È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo”. Se non ci arriva da solo, l’aiuto. Non è il medesimo tempo, e non è il medesimo riguardo. So che le regole del gioco le lasciano l’ovvia replica: è casa sua. Ma sappia che mi riprometto di correggerla eternamente, per amore della verità e affetto per i suoi lettori.

Ora, per onor di verità va detto che l’editoriale di Travaglio ieri non sembrava per niente concentrato sull’altezza di Brunetta, limitandosi invece a mettere insieme tutto quello che aveva detto sullo spread all’epoca di Berlusconi, mentre la procura di Milano ha indagato nel 2017 Deutsche Bank per la vendita dei titoli italiani di cui parla l’ex ministro di Berlusconi: sappiamo però anche come sono andate a finire indagini simili in quel di Trani. In ogni caso, ecco la risposta di Travaglio:

Caro (per così dire) onorevole (si fa per dire), la Sua repentina trasformazione in corazziere dell’Ue, dello spread e dei mercati deve averLe cagionato una improvvisa vertigine. Altrimenti si sarebbe accorto, dall’alto della Sua scienza economica, del fatto che lo spread è aumentato non solo nell’Italia proditoriamente colpita e affondata dal nascente governo orbo della Sua presenza. Ma anche – proprio nello stesso giorno – in Austria, in Spagna e in Finlandia. Paesi di tutto sospettabili, fuorché di voler mandare al governo i temibili grillo-leghisti. Questo sempre per amore della verità e affetto per i nostri lettori.

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