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Davvero il remake del Re Leone è un “live action”?

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Manca poco più di un mese al ritorno al cinema di un grande classico Disney: il Re Leone. Questa volta però, raccontano i giornali, non sarà un cartone animato come l’originale del 1994 ma un live action. Per il pubblico poco cambia, ma in realtà utilizzare il termine “live action” è improprio. Da diverso tempo infatti, più o meno da quando la Disney ha annunciato il remake del Re Leone, la pellicola viene presentata come “il live action” del Re Leone.

Che tipo di pellicola è il Re Leone?

Il senso di questa frase è quello di rimarcare la differenza tra il cartone animato originale (un cartone “classico”) e quello contemporaneo, che invece si pone sulla scia di remake come Il Libro della Giungla. Il primo punto da tenere a mente, che è anche la prima differenza sostanziale, è che nel Re Leone non ci sono attori umani in carne ed ossa che recita ad esempio in uno studio e che – per quanto è dato di sapere – si tratta “semplicemente” di un sofisticato metodo di computer-generated imagery (CGI). Con “live action” si intende infatti una pellicola girata “dal vivo” ed in tempo reale. Diversamente, se si tratta di una pellicola che invece è girata fotogramma dopo fotogramma si tratta di un film d’animazione. Questo anche in base alla definizione dell’Academy che spiega che «si definisce una pellicola d’animazione un film con una durata superiore ai 40 minuti, nel quale i movimenti e le performance dei personaggi vengono realizzate utilizzando una tecnica fotogramma per fotogramma».

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Per la verità almeno all’inizio la Disney non ha mai parlato del nuovo Re Leone come di un “live action movie”. Anzi ha detto che appunto il nuovo film sarebbe stato realizzato con tecniche simili a quelle usate per il Libro della Giungla, che appunto era un film d’animazione. Nel nuovo Re Leone non ci sono attori umani in carne ed ossa (ma questo perché nella sceneggiatura originale i protagonisti sono tutti animali) e i vari leoni, suricati e facoceri non sono animali veri. Sono, come è palese, personaggi d’animazione creati al computer. Allora perché chiamarlo “live action”, la spiegazione più semplice è che si tratti di marketing, ma il fatto che venga chiamato così non lo rende un vero live action.

Le critiche al Re Leone in versione “live action”

Realizzati con una tecnica – o sarebbe meglio dire con un’insieme di tecniche – assai sofisticata, ma questo non è sufficiente per fare del Re Leone del 2019 un vero e proprio live action. Tutto nel remake, dal pelo dei protagonisti agli steli d’erba della savana è fatto al computer in maniera fotorealistica. Il che – scrivono sia The Atlantic che The Verge – produce un risultato straniante. Perché se è vero che la realizzazione visiva lascia pensare che siamo di fronte ad un documentario di quelli stile National Geographic dall’altro l’eccessivo realismo nuoce alla narrazione. Semplicemente in un cartone animato siamo abituati a vedere degli animali di specie di verse parlare tra loro, avere comportamenti “umani” o cantare assieme. In un documentario questo ovviamente non succede.

Le espressioni “facciali” del Simba del cosiddetto “live action” – scrive Kendra James su The Verge – non riescono ad essere emotivamente convincenti quanto quelle dell’originale del 1994. Il problema è proprio il realismo. Gli animali reali non hanno quelle espressioni umane che invece sono la regola in tutti i cartoni animati classici (ma anche in quelli realizzati con la CGI come i vari Monsters’&Co). L’eccessivo realismo, scrivono i critici, nuoce all’effetto complessivo del film. Che secondo molti non aveva bisogno di un remake essendo perfettamente godibile anche oggi, a venticinque anni di distanza.

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Prendiamo ad esempio la sequenza (che è presente anche nel trailer del remake) in cui Scar (il principale antagonista) dice a Simba di scappare e non tornare mai più dopo la morte del padre. In quale delle due scene uno spettatore si immedesimerà di più o proverà più empatia? Per quanto realistico il “nuovo” Simba non sarà mai emotivamente coinvolgente come il Simba del 1994 con le orecchie abbassate e gli occhioni. Questo non significa che il film sia “brutto” o deludente, semplicemente è un’esperienza diversa perché provoca emozioni diverse, anche se la storia narrata è esattamente la stessa.

Foto copertina via Twitter.com

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