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Perché la Lega non ha fatto cambiare il regolamento di Dublino che oggi contesta?

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Periodicamente in Italia i politici amano dare le colpe della cattiva gestione dei fenomeni migratori al regolamento di Dublino. Lo hanno fatto tutti: dal MoVimento 5 Stelle alla Lega Nord passando per il Partito Democratico. Tutti chiedono una “revisione del regolamento di Dublino” o un “superamento di Dublino III”. Nei fatti questi appelli si traducono in una sola proposta: modificare il passaggio dove il regolamento prevede che la richiesta d’asilo debba essere inoltrata nel paese di arrivo del migrante.

Chi ha ratificato il regolamento di Dublino?

L’attuale versione del regolamento di Dublino (Dublino III) è stata sottoscritta dal governo italiano nel 2013, quando il Presidente del Consiglio era Enrico Letta. Ma è l’accordo di Dublino II (ratificato dal nostro Paese nel 2003) che ha reso operativo il regolamento sulla gestione dei meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo. Il regolamento di Dublino II trasformò e rese operativa la Convenzione di Dublino (detta appunto Dublino I) che risale al 1990 e che fu ratificata nel 1997. Non risulta che nel 2003 la Lega abbia chiesto di modificare quella parte del trattato che regolava la gestione delle richieste d’asilo. Se ne deduce che alla Lega Nord le cose andassero bene così. Nella versione attualmente in vigore, quella del 2013, quella parte (l’articolo 13 nella fattispecie) non è stata modificata.
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La Convenzione di Dublino è stata sottoscritta dall’Italia durante uno dei tanti governi Andreotti, ma la prima versione del regolamento, quella che è stata approvata dal governo Berlusconi dove c’era anche la Lega è quella che ha reso operativi gli accordi. C’è inoltre da rilevare che nel 2011, l’anno della guerra il Libia che ha spostato gli “equilibri” dei flussi migratori l’allora ministro degli Interni Roberto Maroni affermava in Parlamento che avrebbe chiesto alle Regioni, alle province e ai comuni di farsi carico dell’accoglienza dei rifugiati.

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Di fatto il numero chiuso c’è già, ma i rifugiati non ne fanno parte

Disse Maroni alla Camera il 30 marzo 2011:  «Ho proposto loro un piano per la distribuzione equa, in tutte le regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione». Questo sistema di distribuzione equa è sostanzialmente lo stesso che oggi tanti sindaci leghisti contestano. Vale la pena di far notare che è impossibile che Maroni non fosse a conoscenza di quello che succedeva in Libia prima della guerra. I libici si erano infatti impegnati a trattenere quanti più migranti possibili. Il trattenimento, per così dire, avveniva in veri e propri campi di concentramento dove i migranti erano costretti a vivere in condizioni disumane.

Perché tutti i partiti vogliono “superare Dublino”?

È più di un decennio che l’Italia è a conoscenza del fatto che a sud delle proprie coste c’è “un problema”. Ma i governi – soprattutto quelli di centrodestra – hanno deciso di affrontarlo con provvedimenti come il reato di clandestinità (che è ancora in vigore) oppure emanando dei decreti sui flussi migratori che di fatto rendevano impossibile l’ingresso di migranti cosiddetti economici. Già, proprio loro. Perché il regolamento di Dublino riguarda solo i richiedenti asilo e non tutti gli altri immigrati. Il problema è – come ha spiegato Emma Bonino qualche giorno fa – che se a causa della Bossi-Fini non è possibile entrare in Italia legalmente l’unico modo per farlo è clandestinamente. Oppure facendo richiesta d’asilo. Ed è questo uno dei motivi per cui i centri di identificazione solo al collasso: cercare di ottenere lo status di rifugiato è l’unico modo per poter entrare in Italia e quindi in Europa.
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Non che il PD sia esente da colpe: quando nel 2013 l’UE mise in atto una revisione del regolamento era evidente che lo scenario migratorio, dopo il collasso della Libia e l’esplosione della guerra civile in Siria, era mutato. Ma nulla è stato fatto per cambiare quell’articolo sulla competenza per l’esame della domanda di protezione internazionale. Fermo restando che non è solo il regolamento di Dublino a tutelare i richiedenti asilo. Ma perché ora l’Italia non chiede e ottiene di cambiare il regolamento? C’è una questione del quale la Lega e il MoVimento 5 Stelle sono particolarmente restii a parlare. Riguarda la tanto agognata e sbandierata sovranità. Ci sono materie nell’Unione Europea che i governi hanno scelto di “tenere per sé”. Due di queste sono la gestione dei confini esterni (non quelli intraeuropei) e dei flussi migratori. La conseguenza di questa scelta è che le decisioni su questi argomenti in Europa vanno prese a maggioranza. E indovinate cosa succede se un paese chiede una cosa ma tutti gli altri e ventisei sono contrari? Esatto. Chi chiede che l’Europa faccia la sua parte ha ragione, perché in fondo i confini Italiani sono anche i confini europei. Ma deve fare attenzione a cosa desidera: perché “più europa” significa anche “meno sovranità”. Ed è qui l’inghippo dove cadono le argomentazioni di Movimento 5 Stelle e Lega Nord, che vorrebbero più Europa senza rinunciare alla sovranità nazionale. Ed è per questo che su queste basi “superare Dublino” è molto difficile. Ai politici italiani è mancata la lungimiranza di capire come si sarebbe potuto evolvere il problema. Al governo abbiamo avuto gente che evidentemente credeva che Gheddafi sarebbe durato per sempre. Ma varie volte Gheddafi per ottenere finanziamenti minacciò di “aprire le porte”, chissà cosa voleva dire vero? A questo bisogna aggiungere che per la Lega Nord lasciare così com’è il problema dell’immigrazione è sempre stato conveniente. Altrimenti non avrebbe potuto continuare a fare propaganda elettorale sugli immigrati, come fa da vent’anni a questa parte.