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La Regione contesta le linee guida sull’aborto farmacologico ma in Piemonte si faceva già senza ricovero

La Regione Piemonte contesta le nuove linee guida sull’aborto appena varate dal ministero della Salute. Ma nel farlo, spiega oggi Silvio Viale sul Corriere di Torino, non si accorge di essere in contraddizione

aborto regione piemonte

La Regione Piemonte contesta le nuove linee guida sull’aborto appena varate dal ministero della Salute. Ma nel farlo, spiega oggi Silvio Viale sul Corriere di Torino, non si accorge di essere in contraddizione:

La principale novità delle linee guida riguarda lo stop al ricovero obbligatorio. D’ora in poi, la pillola abortiva potrà essere assunta senza la necessità di ricoverare le donne in ospedale. Anche perché, già adesso, il 90 per cento di loro firma per le dimissioni volontarie pur di non trovarsi nello stesso reparto di una neomamma. Ed è ciò che non va giù a Marrone. «Pensare che l’aborto si possa ridurre a due pastiglie prese come quelle che si acquistano dal farmacista mi sembra voler banalizzare questo gesto», riflette. E poi spiega la ragione principale che lo porta a dire che la legge 194 — quella del 1981 che regolamenta l’aborto in Italia — rischia non essere più applicata in tutte le sue parti. «La norma assicura, prima di ricorrere all’aborto, alle donne di rivolgersi ai consultori dove possono ricevere un sostegno concreto, qualora la loro scelta fosse legata a motivi economici». L’altra motivazione che lo ha spinto a intervenire è di tipo sanitario. «Alcuni  ginecologi — prosegue l’assessore—ci dicono che l’espulsione del feto può condurre a gravi e fatali emorragie e, senza ricovero, l’atto avviene in totale solitudine. I rilievi eccepiti dalla CEI e dal Family Day mi sembrano assolutamente fondati».

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Di qui la scelta. A cui replica Silvio Viale, esponente dei Radicali, ginecologo dell’ospedale Sant’Anna e primo in Italia a utilizzare la Ru486. «La donna affronta la questione delle alternative all’aborto prima. In consultorio o con un medico di fiducia. Noi siamo disponibili ad ascoltarla, ma quando arriva da noi ha già la prescrizione dell’aborto». Gli ultimi dati raccontano che, nel 2018, in Piemonte sono stati eseguiti 6.391 aborti, di cui 2.986 farmacologici. Il 47 per cento proprio al Sant’Anna. Qui, Viale applica lo stop al ricovero già da sei anni. «La Regione lo sa e non me lo ha mai contestato. Non ero io a essere fuorilegge, ma il governo», ha detto dopo la decisione di Speranza. Mentre per il M5S «i dati indicano che la pratica non reca danni alle donne».

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