Opinioni

Referendum, Gianluca Vacchi dice sì

Gianluca Vacchi come Juncker. Per la serie “endorsement di un certo peso”, il popolare rentier di recente diventato editorialista di Libero consiglia di votare sì al referendum del 4 dicembre:

Resta dunque all’Italia poco tempo – vogliamo fare, in un eccesso d’ottimismo, 18 mesi? – per provare ad approfittare della politica della Bce, a condizione, ma questa è tutta un’altra storia, che i soldi della Banca Centrale vengano effettivamente fatti filtrare all’economia reale (come hanno fatto gli Stati Uniti), e provare così finalmente ad innescare il difficile cammino della ripresa. Non precludiamoci, oggi, gettando il Paese nell’instabilità totale con tutto ciò che ne conseguirebbe (rialzo spread, blocco finanziamenti), di percorrere la strada della ripresa. Il 4 dicembre si vota, insomma, per dare il via al cambiamento e preservare quella stabilità necessaria a non avere già nel breve periodo gli effetti economici devastanti di cui parlavo prima. In caso contrario, ci ritroveremo, volenti o nolenti, nella stessa condizione del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie: «Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io son già in mezzo ai guai! Neppur posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta,sai?».

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Non arrivate a capire tutto ciò solo quando vi verranno negati i mutui e quelli a tassi variabili si alzeranno. Certo è che qualora prevalesse il Sì, le riforme vere ed impattanti dovrebbero partire seriamente e si dovrebbe cominciare a parlare di sviluppo a 20 anni, se non vogliamo che la Cina continui ad inghiottire occupazione a nostro danno (a proposito, non è un caso che Trump voglia riportare in casa alcune produzioni). La domanda reale del referendum, quindi, è: volete avere la stabilità necessaria per avere l’ultima chance di avviare un percorso di riassestamento economico? Volete si inneschi il cambiamento? Fate rispondere a queste domande ai vostri figli. E soprattutto ricordate, sempre, la fulminante battuta di Groucho Marx: «Nella vita cisono cose ben più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!».

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