La macchina del funky

Reddito minimo, la proposta del Corriere

Dario Di Vico sul Corriere della Sera torna a parlare delle proposte sul reddito di cittadinanzadopo il dibattito su Grillo e Boeri, per segnalare che oggi i costi sono insostenibili per le casse pubbliche, ma proponendo un’alternativa percorribile. Spiega Di Vico:

Inrealtà come ha dichiarato l’ex ministro del Welfare, Enrico Giovannini, per la mole di investimenti necessari il reddito minimo«pesa» all’incirca come gli 80 euro. Se quest’ultimo a regime costerà 9,5 miliardi, ricondurre alla soglia di povertà i 6 milioni di individui che sono rimasti sotto, costa — dati 2012 —circa 7,5 miliardi. Queste cifre ovviamente hanno il potere di raffreddare qualsiasi pontiere, nel migliore dei casi infatti non si potrebbe far altro che rinviarlo alla prossima legge di Stabilità. Ecomunque per ora né al Welfare né a Palazzo Chigi si sta lavorando a un’ipotesi del genere.

Ma, sostiene Di Vico, un piano alternativo con una proposta meno ambiziosa potrebbe decollare:

Si potrebbe però scegliere una strada B:un provvedimento meno ambizioso/costoso ma comunque ad alto valore politico-simbolico. Si potrebbe iniziare portando i nuclei di due persone non alla quota minima di 1.000 euro (soglia povertà) ma a mezza strada (500 euro) e in questo caso per le casse statali il conto sarebbe di«soli» 1,5 miliardi. Sarebbe, infatti, molto meno ampia la platea. Però sia che si scelga la via più ambiziosa o quella più realistica si devono implementare alcuni strumenti che rendano l’operazione trasparente, fruttuosa e non uno spreco. E sono almeno due le novità che erano state individuate proprio da Giovannini: il casellario dell’assistenza (un’anagrafe di quanto i singoli già percepiscono a vario titolo) e un test significativo sulla capacità dei servizi sociali di saper controllare eventuali abusi.