Economia

Il reddito di cittadinanza aumenterà i consumi?

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Il reddito di cittadinanza è “poca roba” in termini di impatto sull’andamento del Pil italiano, soprattutto nel 2019, dato che la misura non sarà efficace che per una parte dell’anno. Lo ha spiegato l’economista Mario Deaglio nel corso della presentazione del XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia, promosso dal Centro Einaudi e da Ubi Banca e da lui curato. La misura voluta dal governo, ha sottolineato, “sposta un secondo decimale, nemmeno un primo”. E non c’è nemmeno la speranza, finora propagandata dal governo di un aumento dei consumi visto che per il 35-40%, in base alle stime, sarà utilizzato per acquisti di prodotti esteri. Perché? Secondo l’economista saranno i consumi di carburante e quelli di prodotti importati dalla Cina: “Su 100 euro di reddito di cittadinanza – ha detto rispondendo a una domanda – 35-40 andranno all’estero. Rimarranno 60-65 euro che vanno a stimolare i consumi, ma è una cifra che sul totale dell’Italia sposta un secondo decimale; si tratta di poca roba e comunque se ne parlerà nella seconda metà dell’anno”.

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L’impatto sul PIL del reddito di cittadinanza (Il Messaggero, 20 gennaio 2019)

D’altro canto lo stesso ministero del lavoro guidato da Di Maio in una tabella allegata alla Relazione tecnica con la quale la misura è stata trasmessa alla Ragioneria generale dello Stato per verificarne gli impatti mette nero su bianco che per ogni euro messo nel reddito di cittadinanza ci saranno benefici per l’economia pari a 30 centesimi. L’impatto sul Pil del sussidio, di base sarebbe addirittura minore. Utilizzando il modello previsionale dell’Istat, nel primo anno di erogazione del beneficio, il 2019,ogni euro speso per il reddito di cittadinanza garantirebbe un aumento di Pil di soli 20 centesimi. Secondo Deaglio, poi, l’aumento dell’Iva non si potrà evitare se la maggioranza politica in Europa rimarrà simile a quella attuale, vale a dire a meno che non cambino gli interlocutori a Bruxelles. In altre parole, l’unica possibilità per non far scattare le clausole sull’aumento dell’Iva secondo Deaglio risiede in una vittoria dei movimenti “populisti” alle elezioni europee, con la nascita di una maggioranza disposta a cambiare le regole Ue. Quanto infine all’andamento del debito pubblico italiano, Deaglio ha notato: “Non vedo alcuna possibilità realistica” che possa scendere “nei prossimi due anni”.

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