Economia

Reddito di cittadinanza, i 25 milioni per l’app di Mimmo Parisi

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Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Valentina Conte che venticinque milioni sono stati tolti dalle risorse dirette ai centri per l’impiego e dal fondo che alimenta il reddito di cittadinanza per essere destinati, da un emendamento arrivato nottetempo alla Camera durante l’iter di approvazione del decretone, ad acquistare il software caro a Mimmo Parisi, presidente Anpal. Quello che incrocerà domanda e offerta di lavoro. Racconta Repubblica:

Affidamento diretto alla società in house, la quale «può servirsi» di Consip. Senza obbligo. La relazione tecnica all’articolo 39 è molto chiara. Lì si svela anche l’obiettivo dei 25 milioni in tre anni (10 milioni nel 2019, 10 nel 2020 e 5 nel 2021) comparsi all’improvviso a fine marzo alla Camera e allora giustificati per non meglio specificate «spese di funzionamento di Anpal».

I soldi serviranno proprio per «l’implementazione della piattaforma informativa strutturale all’attività dei centri per l’impiego». La necessità e urgenza (cioè l’inserimento della norma in un decreto legge) si spiegano con il bisogno di «un veloce adeguamento delle procedure telematiche per l’attuazione del reddito di cittadinanza».

Un percorso che tuttavia non sembra cancellare le ombre dei potenziali conflitti di interesse che inseguono Mimmo Parisi sin dalla sua nomina:

Il ministro Di Maio non ha mai dato una risposta chiara a queste perplessità, sollevate in tre separate interrogazioni del Pd di Serracchiani, Parente e Nannicini. E anzi nell’inchiesta di Report andata in onda l’8 aprile su RaiTre rassicurava tutti: «Non vogliamo evitare la gara. Faremo il bando». La deputata Serracchiani tra l’altro chiedeva di chiarire anche il ruolo della moglie di Parisi, Michelle, amministratrice di Valentz Inc, altra società fondata un anno fa da Parisi, e vicepresidente di Camgian che si occupa proprio di sviluppare piattaforme per l’analisi di big data.

Sorprende poi l’entità dello stanziamento: 25 milioni non sono pochi, visto che un documento interno dello stesso Parisi dimostra che i costi di sviluppo del software sarebbero sotto il milione. Denaro che tra l’altro farebbe gola ad Anpal Servizi che si prepara ad imbarcare 3 mila navigator, collaboratori per due anni, quando il 60% dei suoi dipendenti è precario.

Qualcuno potrà dire che l’importante è che il sistema di Parisi funzioni e aiuti i disoccupati a trovare lavoro così come è successo nello Stato del Mississipi. Ma come spiegava lo stesso Parisi in un articolo del 2016 uno dei fattori chiave dell’aumento del tasso di occupazione nel Mississipi è stato l’arrivo della Nissan (nel 2003) che non solo ha assunto migliaia di operai facendo aumentare il PIL statale ma che tramite l’indotto ha favorito la creazione di 2,9 posti di lavoro per ogni operaio impiegato in fabbrica. Il “miracolo” del Mississipi alla fine sembra essere più l’arrivo di una grande industria che l’utilizzo di una app lanciata nel 2014. E i dati mostrano come il tasso di disoccupazione fosse già in calo anche prima dell’arrivo della app miracolosa. Sfugge ai più l’utilità del sistema.

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