Economia

Il reddito di cittadinanza del M5S (e le coperture che non ci sono)

Reddito di cittadinanza

Oggi il MoVimento 5 Stelle animerà la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, ovvero per la proposta di legge sul reddito minimo garantito da 17 miliardi annui per dare sostegno “a 9 milioni di cittadini senza reddito, o con redditi molto bassi”. Un disegno di legge a rischio per le coperture ballerine indicate e che oggi vengono messe in discussione sui giornali. Dario Di Vico sul Corriere riepiloga i dettagli della proposta:

Nella proposta Grillo — che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di M5S) — si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi Catalfo prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si sottrarre da 780 quanto già percepito. C’è da aggiungere che la platea di Grillo privilegia di fatto gli immigrati regolari che in proporzione sono maggiormente presenti rispetto agli italiani nella categoria «poveri assoluti».

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Il riepilogo delle coperture per il reddito di cittadinanza (Corriere della Sera, 20 maggio 2017)

Segnalando però anche il nodo delle coperture, citando le obiezioni di Phastidio:

Sulla Rete il blogger Mario Seminerio ha parlato di «una stangata fiscale per i ricchi» e subito dopo ha messo in luce una serie di contraddizioni: il rischio che l’aumento della tassazione su banche e assicurazioni venga scaricato sui clienti, il fatto che i dividendi di Banca d’Italia già vengono versati al Tesoro e che l’insieme delle misure avrebbe l’effetto di un incremento ulteriore della pressione fiscale e contributiva pericolosa che avrebbe un effetto depressivo sull’attività economica.

Lo stesso nodo viene segnalato sul Fatto Quotidiano, dove Carlo Di Foggia giudica anch’egli le coperture come poco credibili: alcune, spiega, sono difficilmente raggiungibili come i 2,5 miliardi da risparmiare centralizzando gli acquisti della Pubblica Amministrazione, un piano partito già da tempo. Anche trovare 2 miliardi riducendo la deducibilità degli interessi passivi a banche e assicurazioni è un problema perché, spiega il Fatto, rischia di far saltare alcuni istituti di credito; 60 milioni dalla riduzione delle indennità parlamentari (non 600 come erroneamente apparso sul blog di Beppe Grillo) è impresa ardua visto che Camera e Senato spendono in totale 160 milioni per questa voce. E ancora:

Considerare una copertura gli utili di Bankitalia appare un doppione perché già ne versa gran parte allo Stato (2,2 miliardi nel 2016). Altre coperture sono aleatorie o col rischio boomerang: i 500 milioni dalla “soppressione degli enti inutili”(ma si cita solo il Cnel e risparmiare sulle partecipate è utopia); i 5 miliardi di “tagli”a riduzioni e agevolazioni fiscali sui “redditi alti” oltre che una stangata sono anche politicamente insostenibili (all’ex commissario alla spending review Perotti bocciarono un piano da 1,5-2 miliardi di tagli); l’eliminazione del cumulo pensionistico tra reddito autonomo e dipendente significa sottrarre i contributi ai lavoratori coinvolti; 1 miliardo dal gioco d’azzardo – dopo i 200 milioni appena “prelevati”dalla manovrina– rischia di produrre un calo del gettito (ora a 8 miliardi).
Altre ancora sono realistiche ma di piccolo importo: dal taglio delle “pensioni d’oro” (300 milioni, ma nel corridoio stretto della Consulta) ai finanziamenti all’editoria (29) e ai partiti(20 milioni). L’unica entrata certa sono gli 1,5 miliardi del fondo di sostegno alla povertà (nel 2017 ci sono però solo 1,15 miliardi) con cui il governo finanzierà il “Reddito di inclusione” (Reis): 400 euro mensili per 400 mila famiglie in estremo bisogno (i poveri “assoluti”sono 4,6 milioni).

 

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