Economia

Raider Tax: la tassa sulle speculazioni del M5S

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Si chiama «Raider tax» e nelle intenzioni del MoVimento 5 Stelle è una nuova tassa che va a colpire chi specula in Borsa prevedendo una aliquota tanto più alta quanto è più alto l’importo in ballo e breve il lasso di tempo che intercorre tra le operazioni di acquisto e vendita. Nel mirino finiranno titoli azionari, derivati ed altri strumenti finanziari ma anche le cripto valute, le cui operazioni di trading attualmente non sono disciplinate da norme fiscali specifiche. Scrive oggi La Stampa in un articolo a firma di Paolo Baroni:

Oggi sulle negoziazioni ad alta frequenza si applica con un’aliquota dello 0,02 per cento sul controvalore degli ordini annullati o modificati. La proposta dei 5 Stelle prevede invece «che l’aliquota prevista per le transazioni finanziarie, aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi, diventi diversamente e maggiormente progressiva per scaglioni in relazione alle operazioni di vendita, tenendo anche conto di considerare l’unicità del soggetto economico e non semplicemente del soggetto giuridico».

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Il taglio delle tasse per gli italiani che tornano dall’estero (Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2019)

Quindi si prevede di rivedere la «progressività degli scaglioni dell’imposta prevista per le operazioni su strumenti finanziari derivati e sui valori mobiliari, prevedendo una maggiore incidenza per le operazioni di vendita di valore superiore al milione di euro, che oggi, scontano una tassazione piatta». Il tutto modulando la progressività per scaglioni «in base agli importi negoziati crescenti e di temporalità decrescente di titolarità». «Interveniamo sulle operazioni a scarso valore aggiunto, senza penalizzare la capacità di attrarre investimenti esteri – precisa Turco – perché l’Italia non ha bisogno di speculatori ma di investitori permanenti che mirano a creare valore economico per il Paese e benessere sociale».

La filosofia che sta alla base della Tobin tax in questo modo viene ribaltata. Del resto «si tratta di norme che in questi anni, e non solo in Italia, hanno dimostrato di non funzionare granché – conclude Turco – perché colpiscono indistintamente tutte le transazioni ed agendo solo sul differenziale tra acquisti e vendite hanno pure una base imponibile ridotta, producendo così pure un gettito modesto». Mentre fare cassa ora per il governo gialloverde. in vista della battaglia d’autunno sulla manovra. è diventata una priorità.

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