Economia

Quota 100: quanto si perde andando in pensione prima

Chi anticipa di cinque anni perde un terzo dell’emolumento. Ma i conti vanno fatti calcolando anche gli anni di anticipo della pensione. Qui le cose cambiano

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L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ieri ha fornito le stime più attendibili su Quota 100, ovvero il modo che la Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno scelto per “superare” la Legge Fornero. Giuseppe Pisauro dell’UPB ha spiegato che se l’anno prossimo tutti i lavoratori destinatari della riforma delle pensioni, che introduce la quota 100 (62 anni di età e 38 anni di contributi), decidessero di utilizzare questa formula per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, si avrebbe un aumento della spesa pensionistica lorda di 13 miliardi di euro. L’altra circostanza che potrebbe avverarsi è riassumibile nella scelta di un lavoratore che, grazie a quota 100, decida nel 2019 di anticipare, rispetto ai requisiti previsti dalla riforma Fornero, il suo ritiro di ben 6 anni. In quel caso otterrebbe un assegno pensionistico più basso del 34% rispetto a quello che avrebbe avuto nel 2025 con l’uscita con l ’età di vecchiaia (ossia 67 anni).

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Quota 100: quanto si perde andando in pensione prima (Corriere della Sera, 13 novembre 2018)

Il Messaggero però invita a guardare meglio i conti e spiega che non basta questo dato per valutare la convenienza o meno ad anticipare la pensione.

Se è vero che anticipando la pensione si incassa un assegno più basso, è anche vero che quello stesso assegno lo si incassa per un tempo più lungo, perché si rimane in pensione più anni. Se si prende in considerazione anche questa variabile, i conti un po’ cambiano. Per esempio, spiega l’Upb, chi anticipa la pensione di un anno approfittando dell’opportunità data da «Quota 100», alla fine avrà preso complessivamente più soldi: lo 0,22% per l’esattezza.

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Quota 100: quanto si perde andando in pensione prima (La Repubblica, 13 novembre 2018)

Se si anticipa di cinque anni pieni la pensione, è vero che si incassa il 34%in meno ogni mese, ma nel complesso la perdita cumulata negli anni sarebbe limitata all’8,65% proprio perché quell’importo ridotto verrebbe corrisposto per cinque anni in più. Insomma, il calcolo di convenienza alla fine potrebbe essere una questione soggettiva. Che dipende anche da altri fattori. Come il divieto di cumulo tra pensione e reddito che sarà inserito nella norma.

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