Economia

Quota 100 in piedi fino al 2021

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Nelle scorse settimane si era parlato della possibilità di ridurre o eliminare Quota 100, il provvedimento che ha esordito nella Legge di Bilancio 2019 e che consente di andare in pensione se si raggiunge la cifra cento con 38 anni di contributi e 62 anni di età. Invece, spiega oggi Repubblica, il governo Conte Bis ha deciso di tenerla in piedi fino al 2021,  magari con finestre di uscita meno frequenti. Ma poi non sarà prorogata, cesserà di esistere e sarà probabilmente sostituita da un anticipo pensionistico sociale (Ape sociale) opportunamente rafforzato rispetto all’attuale normativa, che permette di andare in pensione a quanti, con almeno 63 anni di età, hanno svolto attività gravose, o sono disoccupati o disabili, o assistono a casa parenti disabili.

Il compromesso riuscirebbe ad avvicinare due posizioni finora divergenti: quella assunta fin dall’inizio dai pentastellati («Quota 100 non si tocca») e quella di quanti nel Pd propendono per lo stop anticipato di un anno della misura. Come si ricorderà, Quota 100 non ha affatto sostituito la legge Fornero (come continua a sostenere Matteo Salvini), ma ha solo consentito temporaneamente (per i tre anni dal 2019 al 2021), il pensionamento anticipato.

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Quota 100 (La Repubblica, 10 settembre 2019)

Certo, sulla carta, anche questa misura “a tempo” ha un costo salatissimo per la finanza pubblica: 21 miliardi in tre anni, 48 in dieci. Per questo è stata pesantemente criticata sia dalla Commissione europea sia dalla Corte dei Conti, soprattutto perché aumentando il debito pensionistico prosciuga le risorse che più opportunamente avrebbero potuto rendere meno povere le pensioni future dei giovani con carriera discontinua, e favorisce invece chi è vicino all’uscita e può contare in gran parte su una carriera continua.

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