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La quarantena per chi arriva nel Lazio da Lombardia e Piemonte?

Ci sono due idee sul tavolo: la prima è proprio la richiesta di sottoporsi a un periodo di quarantena a tutti coloro che arriveranno nel Lazio dalla Lombardia e dal Piemonte. L’altra sono i controlli alle stazioni

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Visto che per il 3 giugno il governo punta alla riapertura ai viaggi interregionali, trattando allo stesso modo territori che hanno 350-380 casi al giorno e altri, come la Basilicata o l’Umbria, che ne hanno zero, c’è chi è pronto a prevedere misure di difesa. A partire proprio dal Lazio,dove l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato, l’altro giorno in una intervista al Messaggero ha parlato di «pressioni e forzature» per riaprire la Lombardia e della necessità, se le decisioni non poggeranno su basi scientifiche, di prevedere delle contromisure. Spiega oggi il quotidiano romano:

Ci sono due idee sul tavolo: la prima è proprio la richiesta di sottoporsi a un periodo di quarantena a tutti coloro che arriveranno nel Lazio dalla Lombardia e dal Piemonte. La Puglia e la Sicilia, per fare due esempi, impongono già oggi a chi era fuori per studio o per lavoro e rientra a casa, di restare in quarantena. Alla fine, in Sicilia, bisogna anche eseguire il tampone. La tesi della Regione Lazio: una riapertura avventata dei viaggi interregionali, visti i collegamenti quotidiani tra Roma e Milano (poco più di tre ore di treno) e considerate le decine i migliaia di persone che ogni giorno fanno la spola tra le due città, aumenterebbe il rischio di una ripresa dei contagi anche nella Capitale.

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Un dato, meglio di altri, spiega perché nel Lazio siano tanto agitati: ieri a Roma (quasi tre milioni di abitanti) sono stati registrati solo 3 nuovi casi positivi; appare evidente la differenza con Milano e la Lombardia dove, anche per la presenza di molti asintomatici a cui non è ancora stato fatto il tampone, ogni giorno si viaggia a ritmo di centinaia e centinaia di nuovi casi. La seconda opzione, tra le contromisure a cui sta pensando la Regione Lazio, è quella dei controlli alle stazioni, come già fatto in passato in molte regioni del Centro sud. Questa forma di difesa ha però un limite: misurare la febbre con il termoscanner può rappresentare un filtro, ma dall’efficacia limitata perché gli asintomatici, appunto, non sarebbero intercettati.

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