Fact checking

Quanto si muore di coronavirus 2019-nCoV?

Le cose certe che sappiamo del coronavirus 2019-nCoV sono: che l’infezione può essere trasmessa anche da persone che  non hanno sintomi o non hanno la febbre, che non esistono né un vaccino né farmaci specifici e che l’infezione può essere diagnosticata tramite analisi di laboratorio. Quello che non sappiamo ad esempio è la causa della diffusione del virus oppure quando, perché il “se” sembra ormai fuori discussione, arriverà in Italia. È ormai evidente che l’epidemia non è più confinata alla città di Wuhan o alla provincia cinese di Hubei ma si è estesa anche ad altre zone della Cina.

Qual è il tasso di mortalità del coronavirus 2019-nCoV?

Dal momento che non si sa esattamente quanti siano i contagiati – le stime ufficiali parlano di qualche migliaio di casi mentre l’Università di Honk Kong parla di oltre quarantamila persone infette solo a Wuahn – presto o tardi anche in Europa potrebbero verificarsi nuovi casi (oltre ai 4 già confermati). Secondo l’OMS il numero di riproduzione di base (R0), cioè il numero che quantifica quanti casi secondari sono attesi in seguito ad una singola infezione, del coronavirus è tra 1.4-2.5 (sopra 1 si parla in genere di epidemia). Il dato di per sé non è particolarmente allarmante (la varicella ha R0 12-14) ed è lo stesso di un altro coronavirus: la SARS. Ma le stime dell’OMS sono abbastanza diverse da quelle di altri team di ricercatori. La ragione è che non si sa ancora abbastanza sul coronavirus e soprattutto si tratta di stime fatte sulla popolazione di Wuhan, stime sulle quali pesa l’incertezza dei dati diffusi dal governo cinese (3.554 contagiati e 125  nella sola provincia di Hubei). Inoltre non è detto che altrove il virus si comporti allo stesso modo e che il tasso di contagio – che non è un fattore determinante e immutabile –  rimanga lo stesso.

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Molta più incertezza invece c’è rispetto al tasso di mortalità del coronavirus. Al momento è difficile calcolarlo a causa della carenza di dati. Il virologo Fabrizio Pregliasco oggi a Radio Cusano Campus ha detto che il tasso di mortalità «tra i casi accertati siamo al 10-15%, ma la dimensione la potremo capire solo nel tempo». Il tasso di mortalità medio della SARS era del 14-15%, con picchi del 50%. Ma in Italia non ci fu alcun caso di SARS e l’epidemia fu sconfitta senza l’ausilio di farmaci ma solo con misure di contenimento specifiche.

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Qualche giorno fa su Vita Pregliasco spiegava che «la verità è che i casi sono troppo pochi per avere un quadro esaustivo. È il motivo per cui l’Oms tentenna. Bisogna ricordarsi quante siano state le critiche rispetto ai casi Sars e H1n1», Su Repubblica oggi il consulente dell’OMS Giovanni Di Perri – docente di Malattie Infettive all’Università di Torino – dice  invece che «il nuovo coronavirus uccide il 3-4%  dei malati» ma ricorda che con l’avanzare della diffusione dell’infezione il dato in sé potrebbe essere poco significativo «anche la Spagnola aveva un tasso di letalità moderato, intorno al 5%. Ma contagiò un numero enorme di individui e alla fine ne uccise 20 milioni». Un’altra epoca ovviamente, perché ora le risorse e le conoscenze sono molto diverse. Ma, avverte Di Perri, «anche un’influenza poco letale, se genera molti contagi, va considerata pericolosa».

Il fuggi-fuggi dal Pronto Soccorso a Napoli all’arrivo di una coppia di sposini cinesi

Qual è al momento il pericolo principale per l’Italia? Uno dei rischi per il momento è l’effetto psicosi. La paura del contagio che ha portato diverse persone a “boicottare” senza alcuna ragione negozi o ristoranti cinesi oppure a sospettare dei cittadini di origine cinese. Ieri abbiamo raccontato dei genitori che hanno annunciato di voler ritirare i figli da scuola per l’arrivo in classe di due alunni cinesi (perfettamente sani) in provincia di Rovigo. Poi ci sono stati i sovranisti che ne hanno approfittato per portare avanti la loro agenda politica anti-immigrati.

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Oggi il Mattino di Napoli racconta del caso di una coppia di giovani sposi in viaggio di nozze in Italia (sono partiti il 20 gennaio). Il marito, proveniente dalla provincia di Hubei, ieri si è recato al Cotugno con quella che al momento è descritto come un caso di broncopolmonite ma sul quale sono in corso gli accertamenti dovuti e nel mentre è stato attivato il protocollo sanitario per minimizzare e ridurre i rischi di un eventuale contagio. All’arrivo della coppia al Pronto Soccorso della Pignasecca pare che ci sia stato un fuggi-fuggi generale, al punto che una delle dipendenti della struttura ha commentato al Mattino «mai visto il anchepronto soccorso così vuoto» con la conseguente “crisi” di disponibilità delle mascherine chirurgiche nelle farmacie della zona. Ad ogni modo il caso di coronavirus napoletano non è ancora certo ma in attesa di conferma, che arriverà solo in seguito al completamento degli esami di laboratorio che richiedono all’incirca 24 ore.

EDIT: il paziente di origine cinese ricoverato a Napoli come sospetto caso di coronavirus non è affetto da coronavirus. L’esito dei test è negativo.

 

In copertina: la mappa con i focolai di infezione da coronavirus in Cina via

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