Economia

Quanto costa salvare la Popolare di Bari

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Ci vuole un miliardo di euro per salvare la Banca Popolare di Bari. Lo schema di intervento, messo a punto da Bankitalia che ha commissariato ieri l’istituto, è stato condiviso da tutti gli attori: entro fine anno servono i primi 150 milioni, per ripristinare le soglie minime di patrimonio che la banca da un anno viola dopo aver registrato perdite per mezzo miliardo legate ai crediti.

Quanto costa il salvataggio della Popolare di Bari

Entro fine anno bisognerà recuperare risorse finanziarie per tamponare le perdite di quest’anno (73 milioni nel primo semestre), dopo il rosso da oltre 420 milioni di euro registrato nel 2018. La corsa è partita ed entro il 18 dicembre, quando il consiglio di amministrazione dell’istituto dovrebbe varare il piano industriale e la trasformazione in Spa, serve o un prestito-ponte o la cessione dei crediti deteriorati per liberare capitale e dare ossigeno alla banca pugliese. Le strade che si stanno seguendo prevedono il possibile passaggio a breve di un miliardo di euro di Npl ad Amco-Asset management company, l’ex Sga-Società per la gestione di dei crediti deteriorati partenopea, già bad bank del vecchio Banco di Napoli. Un altro miliardo di Npl (secondo alcune fonti, la cifra sarebbe solo di 600 milioni di euro) potrebbe essere rilevato proprio da Mediocredito Centrale, in attesa che diventi partner industriale attraverso la ricapitalizzazione. Queste due operazioni di mercato agevolerebbero il cammino del salvataggio fino all’anno venturo, quando nell’operazione potrebbe entrare anche il già contattato Fondo interbancario di tutela dei depositi.

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Il bilancio della Banca Popolare di Bari (Il Sole 24 Ore, 14 dicembre 2019)

“Il governo deve assolutamente intervenire per salvare la Banca Popolare di Bari così come è accaduto per altre realtà del nostro Paese. Altrimenti assisteremo allo sgretolamento dell’intero tessuto economico della citta’ e oltre 70 mila famiglie perderebbero i loro risparmi”, ha dichiarato all’AGI il sindaco di Bari Antonio Decaro. Secondo una fonte interna al Tesoro il “Piano di riassetto” si articola su più fronti e successivi stadi, a tappe fitte e ripide da oggi fino al maggio prossimo. Entro il 18 dicembre sarà strutturato l’intervento su capitale, crediti e quadro normativo. In quei giorni il cda della banca dovrà approvarlo, insieme a un nuovo piano industriale e alla trasformazione in spa. Negli stessi giorni va emesso il bond Additional Tier 1, prestito “quasi capitale” da far sottoscrivere al Fitd per un centinaio di milioni. Con una parallela operazione, da chiudere per il 31 dicembre, Mcc rileverebbe da Bari 600 milioni di attivi creditizi “in bonis”: ma tanto buoni non sono, dato che il fondo Usa Crc li ha scartati dai 3 miliardi di attivi baresi comprati nella cartolarizzazione sintetica di luglio.

Cosa succede ad azionisti ed obbligazionisti della Banca Popolare di Bari

Il Sole 24 Ore oggi spiega che la nomina dei commissari serve a Bankitalia a prendere il controllo della banca dopo le pesanti perdite accumulate nei mesi scorsi. Il tutto nella consapevolezza che il punto di atterraggio finale è la ricapitalizzazione da parte di Mediocredito centrale, in abbinata con il Fondo interbancario, in vista della definitiva messa in sicurezza dell’istituto. La Banca d’Italia può disporre lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo delle banche quando ricorrono violazioni o irregolarità nell’amministrazione oppure in caso di deterioramento della situazione della banca, quando sono previste gravi perdite del patrimonio (come nel caso di Pop. Bari) oppure quando lo scioglimento è richiesto dagli organi amministrativi.

L’istituto pugliese è da tempo in difficoltà a causa delle perdite accumulate sui crediti erogati alla clientela. Secondo le stesse indicazioni dei vertici della banca, il gruppo ha crediti deteriorati pari al 25% del totale crediti.

Il continuo deterioramento delle condizioni patrimoniali è apparso chiaro nella semestrale dello scorso giugno: in quella data, la banca presentava coefficienti di vigilanza (Tier 1 ratio e Total capital ratio) inferiori alle soglie minime previste dalla Vigilanza nel 2019 dall’Organo di Vigilanza (Tier 1 capital ratio 9,453%, Total capital ratio 11,771%).

Nel mirino della Consob ci sarebbero inoltre diverse irregolarità amministrative. Va inoltre aggiunto che altre evidenze potrebbero emergere a valle dell’ispezione di Banca d’Italia che è tuttora in corso.

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Banca Popolare di Bari, la cronistoria (La Repubblica, primo dicembre 2019)

Ma cosa succede adesso a correntisti, obbligazionisti e azionisti della banca?  Per ora l’istituto continua la sua operatività consueta, quindi nessuna conseguenza pratica è in vista per i correntisti e i clienti della banca. Il commissariamento da parte della Vigilanza è di fatto una misura temporanea per assumere il controllo della banca, in vista di una rapida messa in sicurezza dell’istituto tramite una ricapitalizzazione da parte di altri soggetti. Ma c’è un però:

Gli azionisti e gli obbligazionisti sono l’anello debole della vicenda barese. Le azioni della popolare pugliese sono state congelate sul mercato Hi-Mtf e non sono scambiabili. È ipotizzabile che in prospettiva ci siano provvedimenti che attenuino le perdite dei soci, sullo scia di quanto avvenuto per i soci delle banche venete.

I risparmiatori e le cause civili della Banca Popolare di Bari

Intanto Repubblica Bari fa sapere oggi che si attende il deposito delle consulenze tecniche d’ufficio nelle cause civili intentate dagli azionisti della Banca popolare di Bari in merito a presunte violazioni nella vendita dei titoli. Le perizie saranno rese note a giorni — al massimo all’inizio dell’anno nuovo — al giudice Nicola Magaletti, che si occupa delle cause collettive promosse con l’ausilio di avvocati dei consumatori.

Dopo una lunga istruttoria iniziata oltre un anno fa, si tratta del passo che imprimerà l’accelerata decisiva a quei giudizi civili avviati per le presunte violazioni del testo unico della Finanza in danno dei risparmiatori. La vicenda giudiziaria, del resto, non è destinata a subire battute d’arresto a causa del commissariamento, visto che l’operazione di risanamento della banca e il tentativo degli azionisti di ottenere giustizia viaggiano su strade che non si incrociano.

Gli stessi azionisti, dal canto loro, guardano con relativo distacco all’azione di responsabilità avviata dal Consiglio di amministrazione, presieduto da Gianvito Giannelli, nei confronti dell’ex amministratore delegato Giorgio Papa, dell’ex condirettore generale Gianluca Jacobini e dell’ex responsabile crediti Nicola Loperfido. L’accusa che gli attuali amministratori muovono a chi li ha preceduti è di avere commesso irregolarità nella gestione dei crediti. Non a caso, l’amministratore delegato Vincenzo De Bustis (che la banca l’aveva lasciata nel 2014) ha parlato di un miliardo di perdite, in parte attribuibili alla recessione e in parte a una gestione creditizia al di fuori delle regole negli ultimi tre o quattro anni.

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La Banca Popolare di Bari (Il Mattino, 2 dicembre 2019)

Sulla stessa gestione sono puntati i riflettori della procura, che ha attualmente quattro fascicoli aperti sulla Popolare di Bari, ultimo dei quali quello relativo al crac delle imprese del gruppo Fusillo, che ha continuato a ricevere finanza anche quando risultava fortemente indebitato ed era chiaro che stava fallendo. A tali accertamenti guardano con speranza gli azionisti, fiduciosi che scoperchiando il vaso della BpB possano venire fuori tutti gli eventuali illeciti. In totale l’istituto ha 69mila soci, 15mila dei quali sono obbligazionisti. Ovvero coloro che, al momento, risultano maggiormente danneggiati a causa dell’acquisto di titoli che ormai non valgono quasi nulla. Se nel 2015, infatti, un titolo della Popolare si comprava a 9,53 euro, pochi giorni fa era arrivato a 2,38.

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